Note & Interventi

Una formazione vera e quei duemila motivi in più per sorridere entrando in classe

di Lucia Sparagna*. 

L’Élite del Portafoglio e il Miraggio dei “Duemila Motivi”: se la Cattedra diventa un Abbonamento “Premium”.
C’è qualcosa di squisitely surrealista, quasi poetico, nell’osservare l’architettura dei comunicati ministeriali che rimbalzano sui social. L’invito solenne a “formarsi” su piattaforme come Indire o Scuola Futura, mentre la Carta Docente subisce una dieta forzata, assomiglia tragicamente a un banchetto di gala dove agli invitati viene chiesto di portarsi le posate, il cibo e pure di pagare l’affitto del tavolo.

Sia chiaro: la formazione online è un pregio fantastico dell’era moderna. È uno strumento che rispetto profondamente, avendone usufruito con profitto; la considero spesso più dura, rigorosa e stimolante di quella in presenza. Il problema non è il mezzo, è il contenuto istituzionale. Quest’anno ho investito 400 ore della mia vita su Scuola Futura: un’esperienza mistica che mi ha rivelato percorsi spesso decisamente inferiori alla preparazione specialistica che molti di noi si sono costruiti a proprie spese. È un insulto all’intelligenza veder sprecata una risorsa così potente in moduli che non pesano sulla carriera, non valgono un punto e non riconoscono l’alto valore dei titoli accademici già acquisiti.

Dignità Salariale: la mancanza di “Duemila Motivi”.
Parliamo di dignità, perché la vocazione non paga le bollette energetiche. Apprezziamo che questo Governo sia stato l’unico ad alzare lo stipendio, ma restiamo nel campo della realtà: mancano esattamente duemila motivi (euro) al mese sullo stipendio base per rendere questa professione minimamente dignitosa e appetibile.

Insegnare bene richiede un aggiornamento continuo, ma come si può pretendere la “Wonder Woman” della didattica se, pagati l’affitto e i costi di alloggio, non resta nulla? Se una formazione universitaria seria — necessaria per non restare “ingessati” — costa dai 1.500 ai 7.000 euro, lo Stato deve prevedere borse di studio con sgravi dell’80% per chi è già di ruolo o per i precari con titoli. Senza questo supporto, il reclutamento non premia il talento, ma solo il portafoglio gonfio.

L’Enigma del Reclutamento: Collezionismo e Stasi.
Il sistema attuale è un rebus perverso: una collezione di figurine abilitanti. Se sei precario, devi “comprare” i CFU per abilitarti. Se sei di ruolo, entri in un congelamento istituzionale: vorresti passare ad un altro ordine? La trappola è pronta. Lavorando full-time, come dovresti preparare un’abilitazione costosa e complessa? È una barriera che impedisce l’evoluzione professionale. Il risultato è un esercito di esperti che vanno in pensione nello stesso ordine in cui sono entrati quarant’anni prima, o con il marchio del precariato nell’anima, mentre il Ministero fattura sulla nostra aspirazione alla stabilità e sulla rassegnazione di docenti stanchi che non possono fare da supervisori a nessuno.

La Scuola dell’Infanzia: la Sala Macchine del Futuro.
Chi insegna all’infanzia ha il “dono”. Saper catturare l’attenzione di un bambino di tre anni richiede una capacità di sintesi e di gestione dell’analfabetismo emotivo che molti colleghi degli ordini “superiori” hanno smarrito. La funzione docente è unica: l’insegnante dell’infanzia è un counselor naturale che insegna a leggere le emozioni nel corpo. Perché non sfruttare queste competenze ovunque? Mandiamo chi sa mediare il conflitto “corpo a corpo” a fare Educazione Civica ed Emotiva anche alle medie o alle superiori, dove i ragazzi sono spesso lasciati soli con il proprio odio e risentimento.

La Rivoluzione dell’Equipe e il Ruolo del Dirigente
La scuola non ha bisogno di metal detector o di “più scuola” intesa come punizione. Ha bisogno di una Equipe Pedagogica di Base:

  • Concorso Interno per Specialistici: Servono almeno tre Counselor/Mediatori per plesso, scelti tra docenti con almeno 10 anni di ruolo. Togliamoli dalla cattedra per farli diventare supervisori e tutor, offrendo supporto emotivo agli alunni e supervisione ai docenti (almeno 4 ore mensili). Questo libererebbe posti per i precari e darebbe carriera ai veterani.
  • La Regola dei Tre Rapporti: Il Dirigente non può essere un notaio distratto. Alla terza relazione scritta del docente, deve scattare la convocazione della famiglia davanti all’equipe (mediatore, coach, counselor e grafologo forense). Se la famiglia nega l’evidenza o ignora l’invito — come quando si nega che a 5 anni un bambino debba essere autonomo — scatta l’avviso immediato ai Servizi Sociali e alle Forze dell’Ordine. L’abbandono educativo è una violazione della Sicurezza sul Lavoro (ex DLgs 81/08).

Conclusione: Il Luogo del Bene
Vogliamo classi da 10 a 16 alunni, l’obbligo a 4 anni e un calendario unico: la didattica dell’infanzia deve terminare con quella della primaria. Non siamo un parcheggio sociale fino al 30 giugno.

La scuola deve essere il Luogo del Bene, dove si impara a vivere nel “qui e ora” con consapevolezza, praticando la Comunicazione Non Violenta di Rosenberg e la meditazione. Ma per fare del bene agli altri, dobbiamo essere messi in condizione di fare del bene a noi stessi. Caro Ministro, apprezziamo la tecnologia e le nuove norme sulla flagranza di reato, ma ora servono i fatti: meno “clic” di facciata, borse di studio per la formazione vera e quei duemila motivi in più per sorridere entrando in classe.


*Lucia Pina Sparagna, Insegnante Scuola dell’infanzia, coach, mediatrice, counselor.
C.N. Associazione Nazionale Docenti

Pulsante per tornare all'inizio