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Il Jazz al Liceo Musicale: Ovvero l’arte di imparare il nuoto leggendo spartiti di canottaggio

Dopo aver partecipato come AND all'audizione della Commissione incaricata di redigere le nuove Indicazioni Nazionali dei Licei e mentre ci apprestiamo a trasmettere alla stessa il documento che abbiamo elaborato, prosegue l'ampio dibattito sviluppatosi sulla bozza pubblicata il 22 aprile 2026, che ne evidenzia criticità e limiti oggettivi, a partire dalla ristrettezza dei tempi a disposizione per effettuare una disamina seria e completa delle oltre mille cartelle che lo compongono. L'intervento che abbiamo ricevuto e volentieri pubblichiamo, rileva alcune evidenti contraddizioni dei Licei musicali ed in particolare dell'insegnamento del Jazz, definito provocatoriamente, ma anche emblematicamente, un "clandestino della didattica".

di Paolo Luciani*. 

Benvenuti nel meraviglioso mondo del Liceo Musicale italiano, l’unico posto sulla Terra dove puoi studiare il solfeggio per cinque anni, ma se provi a suonare un accordo di settima eccedente su un pianoforte, il Ministero dell’Istruzione risponde mandando un esorcista.

Mentre il resto del pianeta ha capito che il Jazz è musica del XX e XXI secolo, noi siamo ancora qui a chiederci se sia opportuno inserirlo nei programmi. Il risultato? Un vuoto colmato solo dalla improvvisazione … ma quella dei burocrati.

Il “Progettino” saltuario della speranza funziona più o meno così: arriva un esperto esterno (il più delle volte interno, quindi di impostazione classica) che per tre pomeriggi cerca di spiegare lo swing a ragazzi:

Lunedì: “Il Jazz è libertà, ragazzi!”
Mercoledì: “Arrivederci, i fondi sono finiti.”
Giovedì: Si torna a studiare il Metodo Bona con la gioia di un condannato a morte.

In Italia siamo convinti che un docente di musica classica possa insegnare Jazz perché “tanto sono sempre sette note, no?”. È un po’ come chiedere a un pilota di Formula 1 di insegnarti a guidare un sottomarino perché “tanto c’è sempre un volante”.

Il risultato sono scene da film horror. Il professore di Conservatorio “vecchio stampo” che guarda un Real Book come se fosse un manuale di istruzioni per una bomba atomica. L’allievo che chiede: “Prof, posso improvvisare sulla cadenza?” e riceve come risposta una nota sul registro per insubordinazione.

Ma esistono le classi di concorso per il Jazz? Leggenda narra che qualcuno le abbia viste nel 1994 in un ufficio di Viale Trastevere, ma probabilmente erano solo allucinazioni dovute all’eccesso di caffè.

Senza classi di concorso specifiche, il Jazz rimane un clandestino della didattica.

Ci sarebbero i docenti specializzati ma non sono previsti, non c’è un percorso. (Che poi, perché hanno istituito il titolo specialistico jazz non si capisce). È come voler imparare l’inglese guardando un film di James Bond una volta all’anno senza sottotitoli: divertente, ma alla fine non sai neanche chiedere dov’è il bagno.

Il liceo musicale rilascia purtroppo, in Italia, un Diploma in “Quasi-Musica”.

Vogliamo davvero che i nostri ragazzi arrivino al Conservatorio sapendo tutto sulle dita di Chopin ma scappando terrorizzati davanti a un blues?

Servono cattedre, concorsi e programmi organici. Perché il Jazz non è un hobby per il tempo libero dopo aver fatto i compiti di armonia severa. È una disciplina a sé, un linguaggio.

Altrimenti, continuiamo pure così: progetti frammentati, workshop di due ore e tanta buona volontà. Ma non chiamatelo Liceo Musicale. Chiamatelo “Il Monastero della Sonata”.


*Pianista, docente MIM

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