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Mobilità docenti: quando la fuga dalla cattedra chiama in causa la dirigenza

L'elevato numero di istanze di mobilità spesso rappresenta il sintomo di disagio e di un clima scolastico poco accogliente e gratificante

di Davide Capobianco*. 

La pubblicazione della mobilità dei docenti riaccende i riflettori su una ferita aperta della scuola italiana: la mancanza di continuità didattica e il continuo ricambio di personale in alcune realtà scolastiche. Un fenomeno che, secondo gli addetti ai lavori, non dipenderebbe solo da dinamiche geografiche o personali, ma anche dalla gestione interna degli istituti. 

Il 29 maggio sono stati pubblicati gli esiti della mobilità per il personale docente. Ogni anno, sistematicamente, in alcune scuole c’è un via vai di docenti. In alcune la percentuale è minima, in altre elevata. Probabilmente i dirigenti di alcune scuole non lavorano in modo autorevole e inclusivo e non fanno crescere, dal punto di vista della stanzialità, il collegio docenti. Si tratta sicuramente di un dato che nella vigente normativa sulla sicurezza, rientra fra i cosiddetti eventi “sentinella” della presenza di stress da lavoro correlato. 

Il nodo della continuità didattica.
I numeri della mobilità confermano una tendenza cronica: mentre alcuni istituti riescono a mantenere un nucleo di insegnanti stabile nel tempo, altri si trasformano in veri e propri “hotel di passaggio”. Questo continuo turn-over non danneggia solo la programmazione e l’identità della scuola, ma colpisce in primo luogo gli studenti, privati del diritto a un percorso educativo lineare che garantisca continuità didattica. La riflessione sollevata pone al centro del dibattito la figura del dirigente scolastico. Il legame tra l’alto tasso di mobilità in uscita e la qualità della leadership interna suggerisce che il benessere lavorativo e la capacità di fare squadra siano fattori decisivi per trattenere e valorizzare il personale. Laddove manca un clima collaborativo e un’autorevolezza riconosciuta, i docenti tendono a chiedere il trasferimento alla prima occasione utile.  

L’appello agli Uffici Scolastici Regionali per una verifica puntuale
La richiesta di un intervento da parte degli Uffici Scolastici Regionali (USR) introduce una prospettiva di monitoraggio necessaria, che non può fermarsi all’analisi dell’ultimo anno. Diventa infatti auspicabile un controllo approfondito a ritroso nel tempo: laddove l’anomala fuga dei docenti persista da anni sotto la guida del medesimo dirigente scolastico, i dati statistici rappresenterebbero una prova oggettiva, della responsabilità del DS nella gestione delle risorse umane e del clima d’istituto. Analizzare la mobilità storica consentirebbe così di individuare le criticità strutturali e adottare le giuste strategie per garantire, finalmente, una maggiore stabilità agli organici delle scuole italiane.


*Presidente A.N.D. Napoli 

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