Note & Interventi

Sospendere i docenti, una pretesa autoritaria inaccettabile

 

La difesa ad oltranza della pretesa di poter sospendere i docenti da parte dell’organizzazione sindacale dei dirigenti scolastici fa il pari con i tratti autoritari impressi alla figura del dirigente scolastico dalla legge 107/2015 e rende evidente la deriva verso cui è scivolata la scuola e la condizione dei docenti italiani.

Su questo tema siamo intervenuti innumerevoli volte (Scuola, sanzioni disciplinari per i docenti, Dopo la chiamata diretta, prioritario ridefinire gli ambiti territoriali, Il nuovo dirigente della buona scuola ? Un mostro giuridico, Appello ai partiti: no a una deriva feudale della scuola italiana. Prioritaria l’elezione diretta dei presidi, No a scuole caserma, e altri pubblicati su questo sito).

Appare evidente che ormai si è persa finanche la percezione di ciò che rappresenti l’istituzione scolastica, ridotta com’è ad una mera organizzazione di servizio volta a realizzare risultati quantitativi piuttosto che qualitativi, in cui gli stessi studenti diventano i numeri della performance dell’organizzazione.

È innegabile che questa deriva parta dall’attribuzione dell’autonomia funzionale alle scuole che le ha trasformate in organizzazioni monocratiche incentrate sul ruolo e sulle funzioni del dirigente scolastico, facendole perdere la loro natura di comunità professionali. Ciò ha fatto venir meno anche la possibilità di scambio di esperienze “tra pari”, che sono proprie delle comunità di apprendimento, ove il sapere dell’uno viene messo a disposizione dell’altro, in un processo circolare di costruzione della conoscenza che si riverbera anche nella prassi quotidiana dell’agire educativo. Le comunità professionali sono, infatti, anche comunità di apprendimento che si basano su modelli di organizzazione reticolare delle responsabilità (leadership distribuita) ove ciascuno è portato a percepire il proprio ruolo senza servirsi del potere insito nella funzione che ricopre. In altre parole, nelle organizzazioni orizzontali sono valorizzate le qualità personali e professionali, l’autorevolezza e le competenze, nell’assumere un ruolo guida, fondato sulla stima e la fiducia della comunità con la quale condividere anche successi e fallimenti, e non l’imposizione autoritaria di scelte e obiettivi, tipica delle amministrazioni settecentesche, basate sull’organizzazione gerarchica di derivazione militare.

Oggi, è proprio la curvatura sulla prospettiva monocratica ed autoritaria, sostenuta dall’organizzazione sindacale dei dirigenti, a rappresentare uno degli aspetti di maggiore criticità delle nostre scuole, che rende assai più difficoltoso avviare e sostenere processi di miglioramento, ma anche perseguire i fini della missione che la Costituzione assegna al nostro sistema educativo.

Irragionevole è, pertanto, la pretesa di un sistema sanzionatorio, privo addirittura di quegli elementi di terzietà tra chi accusa, giudica ed applica le sanzioni, che si vorrebbe fosse uno e trino, nel dirigente scolastico. Inaccettabile in altri contesti, ancor di più nella scuola ove sono in gioco elementi valoriali e culturali costituzionalmente garantiti.

Oggi, la vera questione è quella di superare questo modello di organizzazione burocratico e gerarchico, tracciando le linee di una nuova architettura democratica capace di garantire ad ogni componente partecipazione e corresponsabilità nelle scelte e nei risultati, con un ridisegno dei poteri gestionali fondato sull’elezione del rappresentante dell’istituzione scolastica e degli organi di governo. Un preside eletto e a tempo, organi di governo rappresentativi e un sistema di garanzia della libertà di insegnamento affidata ad un organo terzo, quale può essere un Consiglio Superiore della Docenza, cui demandare ogni questione relativa allo stato giuridico dei docenti e ai procedimenti disciplinari.

 

 

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