
di Pio G. Sangiovanni*.
Terminata la fase per così dire “generale” della mobilità docente per l’anno scolastico 2026/27, e prima che si passi alle eventuali istanze di assegnazione e utilizzazione, i docenti di ruolo su cattedra orario esterna (le famigerate COE), sono alle prese con il tentativo estremo e a volte impossibile di cercare di ottenere il miglioramento o l’ottimizzazione della cattedra stessa. Ma perché parliamo di tentativo “estremo e a volte impossibile”. Concretamente si tratta dell’esito finale di quelle operazioni definite di “razionalizzazione” o dimensionamento della rete scolastica che si è tradotta, di fatto, in un taglio selvaggio di istituzioni scolastiche anche storiche, che sono andate a confluire in “poli liceali” o “tecnico-professionali” che hanno accorpato “plessi” una volta autonomi che coprono territori spesso vastissimi, situati in comuni di aree interne e montane che distano anche alcune decine di chilometri l’uno dall’altro.
Per rendere l’idea di cosa stiamo parlando, prendiamo il caso emblematico dell’Istituto di Istruzione Superiore “Marconi Guarasci” di Cosenza, con sede principale in via degli Stadi. Un’istituzione scolastica che ha accorpato le seguenti scuole:
1) l’IPSIA di Montalto Uffugo a 30 chilometri di distanza e circa 35 minuti di tempo di percorrenza previsti, con mezzo proprio, in quanto il servizio pubblico o non c’è affatto, o non ha quella frequenza di corse utile per spostarsi in tempi compatibili con l’orario scolastico.
2) Liceo scientifico Guarasci di Rogliano che dista 22,6 chilometri e 26 minuti di macchina, come sopra.
3) IPSSAR di Scigliano che comprende anche un corso serale e dista 41,5 chilometri, con previsione di 44 minuti di macchina per raggiungerlo dalla sede principale.
Tralasciando ogni possibile considerazione sulle problematiche estreme e complesse riguardanti le difficoltà di gestione di una istituzione scolastica, costruita evidentemente sulla carta, senza tenere conto del fatto che copre un territorio che da nord a sud supera abbondantemente i 70 chilometri, dal cuore della provincia di Cosenza fino ai confini con quella di Catanzaro, ci soffermiamo soltanto sulla vexata qaestio del miglioramento cattedra che in questo caso si trasforma in una tragica farsa, con docenti che hanno avuto il trasferimento sul comune richiesto (sede principale) ma che di fatto si ritrovano assegnatari di una cattedra orario su plessi ubicati a distanze siderali, comprendenti talvolta anche percorsi serali.
Quello richiamato è soltanto un esempio che trova però possibili repliche in altre parti d’Italia e rappresenta la conseguenza finale di politiche scolastiche scellerate, con accorpamenti e dimensionamenti selvaggi che stanno dando il colpo di grazia al sistema scolastico costituzionale. Una lenta e progressiva agonia di interi territori, soprattutto interni e montani, ai quali con il taglio dei servizi essenziali, qual è appunto l’istruzione, ormai viene negato il diritto ad esistere in modo dignitoso.
A completare questo quadro a tinte fosche, vi è poi quella vera e propria zona d’ombra che ospita le vittime predestinate a subire le peggiori umiliazioni e la negazione dei diritti più elementari dell’uomo ad avere una vita degna di questo nome, sia come docenti che come figli, padri e madri.
*Presidente nazionale AND



