Note & Interventi

Il merito per superare le diseguaglianze, lettera dell’AND al ministro Valditara

di Redazione

Nella lettera augurale al ministro dell’Istruzione e del merito, prof. Giuseppe Valditara, abbiamo colto l’occasione per ribadire l’urgenza di azioni concrete per porre la scuola al centro delle politiche del Governo, quale fattore strategico di sviluppo culturale, sociale ed economico del Paese.


 

Preg.mo Ministro,

all’indomani della Sua nomina siamo rimasti colpiti dalle innumerevoli critiche e dalle obiezioni, in alcuni casi urlate, riguardo alla nuova denominazione del Ministero. Sorprende, ma non tanto, che ciò provenga anche da chi finora è rimasto silente, senza nulla dire e, soprattutto, nulla fare quando poteva, per contrastare il grave declino che interessa l’intero sistema dell’istruzione statale del nostro Paese.

In questi anni, tutte le promesse della “politica”, in particolare di quella che grazie al voto dei docenti è divenuta prima maggioranza parlamentare e poi forza di governo, sono state tradite, più spesso rinnegate, una dopo l’altra. Sotto mentite spoglie di diversità, ogni azione di governo dell’istruzione, con il più miserevole trasformismo, ha brillato per la sua continuità e conformità alle politiche di depauperamento e ai provvedimenti che dovevano essere cancellati.

Ciò detto, a chi oggi strilla di un ritorno alla scuola classista, di cui sarebbe predittiva l’aggiunta terminologica “del merito”, è opportuno far osservare che, al contrario, è proprio l’abbandono del merito e le promozioni generalizzate che hanno riportato, di fatto, una scuola classista. Una scuola in cui la differenza non è più affidata all’impegno e alle capacità personali dello studente, ma alle condizioni sociali ed economiche delle famiglie e al loro impegno nel sostenere il futuro inserimento sociale dei propri figli. Ma una scuola che perpetua le diseguaglianze di partenza e che non svolge più quella funzione di “ascensore sociale” che ha ispirato l’art. 34 della Costituzione è una scuola che ha abdicato alla sua funzione e, dunque, una scuola da cambiare.

Per cui, non ci uniremo al coro dei più, ma guardiamo e guarderemo ai fatti da cui partire e a quelli che saranno compiuti.

I primi sono cristallizzati nei dati delle indagini internazionali che collocano il nostro Paese in coda ad ogni classifica, dalla spesa pubblica per l’istruzione, alle retribuzioni dei docenti, agli esiti scolastici dei nostri studenti, ai tassi di abbandono scolastico.

I secondi, non potranno che essere finalizzati a dare centralità al nostro sistema di istruzione, quale fattore strategico di sviluppo culturale, sociale ed economico del Paese. Ciò comporterà, innanzitutto, prendere atto del fallimento del modello dirigistico impresso all’autonomia scolastica, che ha solo innestato nelle scuole una dimensione vetero aziendalistica che ha generato profonde fratture tra le diverse categorie professionali e sclerotizzato l’attività didattica in una asfittica logica di mero adempimento burocratico. Occorre, al contrario, rimettere al centro gli apprendimenti e l’insegnamento, quale ragione dell’esistenza delle stesse istituzioni scolastiche; occorre che le scuole divengano luoghi distribuiti delle responsabilità che valorizzino le competenze di ciascuno e permettano a tutti di partecipare al loro governo e che coloro che sono preposti a capo di una scuola non siano dei burocrati calati dall’alto, ma espressione della comunità professionale che opera all’interno della stessa, dunque, dei presidi eletti e a tempo; occorre che sia riconosciuta la dignità professionale dei docenti e che ad essi sia assicurata, per come chiede anche la stessa Unione Europea, una progressione di carriera per fasce funzionali non gerarchiche e retribuzioni in linea con quelle percepite dai colleghi degli altri paesi europei; occorre che sia garantita la libertà di insegnamento e l’autonomia professionale dei docenti con la costituzione di un organismo tecnico rappresentativo, un Consiglio Superiore della Docenza, a cui venga attribuita ogni competenza in materia di stato giuridico, carriera e procedimenti disciplinari; occorre un nuovo modello di organizzazione scolastica sul territorio che riduca alla dimensione funzionale l’apparato amministrativo e metta al centro le scuole e la funzione che ne legittima la stessa esistenza, l’attività educativa e formativa.

Siamo certi che Lei abbia una conoscenza diretta dei molteplici problemi della nostra scuola, dell’impoverimento che ha subito e degli attacchi che ha dovuto fronteggiare e che Lei sappia di dovervi porre rimedio per darle una dimensione realmente democratica e partecipativa, rispondente effettivamente ai principi fissati dalla Costituzione.

Per queste ragioni, abbiamo inteso rivolgerLe un motivato augurio di buon inizio.

Le auguriamo di essere forte e saldo, poiché la scuola ha bisogno di una guida esperta e sicura e di una progettualità seria, che non sia quella della negazione della sua nobile finalità di formazione dell’individuo basata sul sapere e sul saper fare e non sul fare senza sapere;

Le auguriamo di essere probo, poiché la scuola ha bisogno di serietà ed i docenti di ritrovare la dignità del loro ruolo, troppo spesso svilito da provvedimenti vessatori e punitivi che, unitamente ad una vile campagna mediatica denigratoria, ne hanno screditato funzione e reputazione sociale;

Le auguriamo di saper interpretare il delicato compito di rappresentante della istituzione cui è preposto, con consapevolezza della nobiltà della funzione da svolgere e con spirito democratico, poiché in decenni di malgoverno la scuola è stata consegnata ad amministratori improvvisati, inidonei al delicato compito di gestione della cosa pubblica, incapaci di confronto, indisponibili all’ascolto, mentre il fondamento della democrazia è la partecipazione;

Le auguriamo, infine, di saper superare i vecchi schemi delle appartenenze, forieri di pregiudizi e di logiche fuorvianti, e di agire avendo come Stella Polare la Costituzione sulla quale solennemente ha prestato giuramento e di spendere ogni energia per porre la scuola statale al centro delle politiche del Governo.

Siamo consci che il lavoro che l’attende è di lunga e non facile realizzazione, noi saremo pronti a fare la nostra parte, propositiva, di controllo, e auspichiamo, di proficua collaborazione.

Voglia, pertanto, gradire l’espressione sincera di questo nostro augurio e, in attesa di poterLa incontrare per rappresentarle direttamente le nostre proposte, anche le nostre più vive cordialità.

Il Presidente
Prof. Francesco GRECO

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