Lettere

Bilancio di fine anno scolastico

di Daniela, Giovanna, Lourdes, maestre

riceviamo e pubblichiamo

Un anno fa, profondamente indignate, ci armammo dell’unica arma (bianca) rimastaci, in quello stato di confino: la PAROLA. La usammo per esternare l’amarezza provata nel constatare che la SCUOLA e la SANITÀ pubbliche, nel nostro Paese, stessero cedendo sotto l’urto di un minuscolo esserino.

Oggi, a 365 giorni di distanza, il bilancio disastroso di questo cedimento non permette alle nostre coscienze di assopirsi e, di conseguenza, alla nostra penna di riposare.

Ai danni strutturali subiti da Sanità e Scuola non basta mettere una pezza, occorre che vi sia la volontà politica di ricostruire ex novo.

Da cittadine, ancor prima che da insegnanti, stentiamo a credere che 121.000 croci non costituiscano un valido stimolo per nutrire quella VOLONTÀ, che la precarietà esistenziale, culturale e sociale di milioni di giovani non valga ad incentivarla.

Non possediamo competenze specifiche per offrire una ricetta che risolva i mali di “sorella” Sanità, ma la logica e l’esperienza ci suggeriscono che non sarebbe poco partire da un robusto piano di assunzioni! Possediamo, per contro, consolidate competenze per quanto riguarda l’Istruzione e sentiamo, perciò, il dovere morale di contribuire ad alleviare i mali di “mamma” Scuola.  A Lei non servono i libri di testo nuovi di zecca che gli editori di grido le fan pervenire in questo periodo: avranno sicuramente una “grafica accattivante”, ma sono sempre più scarni quanto a contenuti, lessico e strategie cognitive sottese.

A Lei non servono ulteriori regalucci digitali per farla proseguire sul percorso della Dad/Did, perché finita l’emergenza, ci auguriamo non si parli mai più di distanza.

Un altro indesiderato, inopportuno, umiliante regalino che le è stato recapitato si chiama “Piano Scuola Estate 2021”, lanciato il 27 Aprile scorso con lo slogan “Un ponte per il nuovo inizio”.

Un ponte da 510 milioni di euro, sponsorizzato in maniera allettante, che sottrae quei soldi alle sue reali esigenze, ovvero interventi seri di materia di:

  • edilizia scolastica,
  • sovraffollamento delle classi,
  • stabilizzazione dei precari,
  • sicurezza sanitaria: (DPI a norma, sanificazioni ambientali, tracciamento rapido).

Da professionisti non accettiamo, senza batter ciglio, di veder declassata la Scuola Pubblica a Ludoteca estiva (competenza, peraltro, degli enti locali) ove la funzione docente si riduca a quella di animatore turistico; non possiamo accettare che ciò accada sotto lo sguardo impassibile dei grandi Sindacati della Scuola che, ormai, nemmeno a parole si ergono più a difensori dei nostri diritti.

Siamo a maggio, come scordarci allora dell’immancabile strenna che ogni anno, le vien recapitata dall’INVALSI? Strenna che consiste, come tutti sanno, in quiz standardizzati, non obbligatori e non costituenti requisito d’ammissione all’esame di terza media o di maturità, aventi lo scopo dichiarato di valutare, con presunzione di oggettività, gli apprendimenti dei nostri ragazzi. Peccato però che l’oggettività sia una mera illusione, perché l’apprendimento è un processo, non un risultato finale e definitivo, che si innesca e progredisce (oppure no) anche grazie (o a causa di) variabili affettive, socio-economiche, psico-attitudinali che un paio di crocette non possono determinare. Peccato che questi quiz siano non frutto del saggio lavoro di professori/professoresse, maestri/maestre, neuropsichiatri infantili, pedagogisti che dedicano la propria vita all’educazione delle nuove generazioni.

Ad elaborarli sono sedicenti esperti “nei sistemi educativi per l’infanzia e relativi strumenti diacronico–longitudinali di valutazione quali–quantitativa” o “nelle attività di supporto specialistico per la gestione degli apparati di rete centralizzati e distribuiti, Storage Area Network (SAN), Sistemi di Virtualizzazione in ambito FLOSS” (cfr. www.invalsi.it/invalsi/concorsi.php?page=procedure_bancadati_att) … Con quali competenze didattiche e relazionali, maturate in aula con studenti in carne ed ossa, non è dato sapere.

Peccato che tali figure, insieme con il materiale digitale e cartaceo che producono in mesi e mesi d’intenso sforzo intellettuale, siano retribuite con i soldi pubblici (si parla di circa 21 milioni di euro l’anno) sottratti anch’essi alle esigenze degli alunni in carne e ossa.

Peccato, infine, che l’INVALSI sia stato riconosciuto anche da “quei di Viale Trastevere” come inadatto a compiere la sua missione valutativa e, nel 2006, addirittura commissariato. Per migliorarne la performance, nel 2010, gli fu destinato un commissario davvero speciale: era forse un professore, un maestro, uno psichiatra, un pedagogista? No. Era un BANCHIERE d’alto rango (cfr www.bancaditalia.it/chi-siamo/funzioni-governance/direttorio/piero-cipollone/index.html). Noi docenti proviamo con tenacia, di anno in anno, a opporci a questo sistema di valutazione che, come ribadisce anche oggi il maestro Alex Corlazzoli su un noto blog, “non serve assolutamente a nulla e crea solo concorrenza tra insegnanti e dirigenti scolastici”: lo facciamo aderendo all’unico sciopero possibile (quello del 6 Maggio), dato che le recenti norme limitano drasticamente tale diritto.

Ognuno tragga le proprie conclusioni e si domandi che tipo di società, nel lungo periodo, possa generare una Scuola Pubblica i cui vocaboli più gettonati sono somministrare, misurare, banchiere. Anche l’attuale Ministro dell’Istruzione, guardate un po’, è tutt’altro che un umanista.

Borore, Torpè, Siniscola

Daniela, Giovanna, Lourdes; maestre.

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