Analisi & Commenti

I Pinocchi della politica italiana*

*Pubblicato sul Bollettino dell’Associazione Nazionale Docenti, settembre, 2008

 Di Francesco Greco 

Quando l’ingenuità offusca la realtà

 

“Bisogna sapere che nel paese dei Barbagianni c’è un campo benedetto, chiamato da tutti il Campo dei miracoli. Tu fai in questo campo una piccola buca e ci metti dentro per esempio uno zecchino d’oro. Poi ricuopri la buca con un po’ di terra: l’annaffi con due secchi d’acqua di fontana, ci getti sopra una presa di sale, e la sera te ne vai tranquillamente a letto. Intanto, durante la notte, lo zecchino germoglia e fiorisce, e la mattina dopo, di levata, ritornando nel campo, che cosa trovi? Trovi un bell’albero carico di tanti zecchini d’oro, quanti chicchi di grano può avere una bella spiga nel mese di giugno”.

Nel suo celebre e sempre attuale Pinocchio, Collodi, con ironia, raccontava la facilità con cui il burattino veniva raggirato dalla Volpe e dal Gatto. Come tanti Pinocchi, molti italiani hanno creduto alle molte promesse fatte in campagna elettorale, sperando che l’inadeguatezza dei governanti in carica potesse essere superata dalle promesse di chi aspirava a sostituirli, salvo poi ritrovarsi in una situazione assai peggiore del male che volevano cacciare.

Certo, le cose cambiano, ma non basta invocare la contingenza del presente, per negare quanto promesso poco prima, ed ancor di più, dopo aver tanto strombazzato il vuoto nelle casse dello Stato, tirar fuori una montagna di €uro per salvare aziende che hanno dilapidato patrimoni, banche che nei modi più biechi hanno strozzato il credito e società finanziarie che il vuoto l’hanno creato, quello vero nelle tasche di milioni di risparmiatori, giungendo finanche a proporre provvedimenti legislativi per salvare il loro management aziendale dalla giustizia penale.

Chiedere poi chi pagherà tutto questo sfacelo è certo una domanda retorica, basta infatti guardare al decreto legge 112/2008 e allo Schema di piano programmatico del Ministero dell’Istruzione per capire che ancora una volta l’agnello sacrificale sarà in primis la scuola.

Come non provare un brivido alla schiena, al pensare alle implicazioni che ciò avrà per il nostro sistema educativo e per il futuro delle prossime generazioni; o al pensare che a pagare sono i soliti noti contribuenti, tra i più tartassati a livello mondiale, o al pensare che a disporre dei nostri redditi sono proprio coloro che questo sistema vergognosamente iniquo hanno costruito e che, con ogni mezzo, custodiscono, interpretando ed attuando al contrario l’art. 53 della Costituzione che chiama tutti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della propria capacità contributiva.

In Italia, è stato autorevolmente detto, si è creato un grave vuoto di democrazia -molti parlano apertamente di regime-, a cui l’intero sistema politico dei partiti ha concorso. Questi, che partiti nell’eccezione classica più non sono, ma lobby chiuse, preservano se stessi da ogni possibile “ingerenza” del popolo sovrano, al quale non riconoscono più neanche il diritto di scegliere i propri rappresentanti, dato che hanno ben pensato, a scanso di qualche fuggevole errore, di nominarli direttamente.

Come non vedere la miserevole kermesse delle elezioni nel nostro Paese, condotte da società di sondaggi e di comunicazioni, da campagne pubblicitarie ingannevoli sui vari media, il cui vero ed unico scopo è far passare messaggi-civetta, adatti solo a catturare capziosamente la buona fede degli elettori, in modo non dissimile da come vengono disposti i prodotti nei supermercati o da come vengono utilizzati i cosiddetti “prezzi-civetta”, adatti solo a portare il cliente alla fiera dell’acquisto.

Così, la politica è sempre più l’ombra calata sulla società, per imbrigliarne ogni anelito di progresso e di giustizia sociale, ramificata com’è nel business privato, nelle compagnie di assicurazione, nel controllo delle banche, della stampa e delle altre agenzie di comunicazione di massa, oltre che nei gangli della burocrazia degli uffici pubblici, ad ogni livello istituzionale. Il vuoto politico che oggi si percepisce, inteso come assenza di rappresentanza dei problemi reali, altro non è che il riflesso del sistema a partito unico multiforme che si è insediato in Italia, nelle varianti PD e PDL. Unico perché, a prescindere della variante al governo, si pone come rappresentante degli interessi trasversali, finanziari ed economici, del grande capitale, delle holding company delle note famiglie di imprenditori che con lo Stato e grazie allo Stato concludono i loro affari più importanti, degli scambi di favori e di cariche pubbliche e quant’altro forma il mercato basso della politica italiana. Un sistema strutturale, basato sull’equilibrio delle contraddizioni, a cui non è estranea la Chiesa cattolica e il suo complesso intreccio di interessi economici e finanziari.

Tutto questo deve esser tenuto presente, quando ascoltiamo gli strali di politici e ministri che inveiscono su quella legislazione progressista che riconosce a tutti, in attuazione del dettato costituzionale, i diritti fondamentali della persona, tra questi il diritto all’istruzione, alla salute, alla pari dignità sociale e all’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Una legislazione che certo non è piovuta dall’alto, per la quale sono state condotte battaglie popolari, alcune iniziate secoli addietro, e che oggi con un tratto di penna, anzi per decreto, si vogliono cancellare. Ciò è inaccettabile! Ancor di più, se si guarda da dove partono questi proponimenti e quali sono le motivazioni.

Se vogliamo una società aperta e veramente democratica, giusta e solidale, dobbiamo prodigare ogni sforzo affinché chi verrà dopo di noi possa avere almeno quello che altri a noi hanno lasciato. Questo sforzo deve caricarsi di un impegno attivo per far capire a chi è al potere che non ha di fronte solo dei yes men, né delle persone afflitte dalla sindrome di Stoccolma, né tanti Pinocchi da raggirare, ma cittadini consapevoli, sentinelle vigili dei propri diritti e aspiranti ad una società migliore, più democratica e socialmente più giusta.

Solo così, forse, non sentiremo il mondo intero riderci addosso, né doverci arrabbiare come il povero Pinocchio: “-Insomma, …. si può sapere, Pappagallo mal educato, di che cosa ridi?

– Rido di quei barbagianni, che credono a tutte le scioccherie e che si lasciano trappolare da chi è più furbo di loro.

– Parli forse di me?

– Sì, parlo di te, povero Pinocchio, di te che sei così dolce di sale, da credere che i denari si possano seminare e raccogliere nei campi, come si seminano i fagioli e le zucche. Anch’io l’ho creduto una volta, e oggi ne porto le pene. Oggi (ma troppo tardi!) mi son dovuto persuadere che per mettere insieme onestamente pochi soldi, bisogna saperseli guadagnare o col lavoro delle proprie mani o coll’ingegno della propria testa”.

Francesco Greco

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