Analisi & Commenti

Caso insegnante Lavinia Flavia Cassaro, no a linciaggi, no a procedimenti sommari

 

«Un licenziamento in tronco di una dipendente pubblica da parte del segretario del partito di governo in diretta televisiva non si era mai visto. Per lo meno in democrazia» ha scritto Marco Revelli su «Doppiozero».

“ciò che ha segnato la costituzionalizzazione del rapporto di lavoro è la sua contrattualizzazione: il lavoratore non vende più se stesso ma solo le attività indicate nel contratto e nell’orario ivi previsto, restando irrilevante la sua vita extralavorativa” [Associazione Giuristi Democratici]


L’Associazione Giuristi democratici, avvocati progressisti, con una nota ampiamente diffusa, anche da quotidiani nazionali, ha manifestato, schierandosi a difesa della maestra Lavinia Flavia Cassaro – che, “in una situazione di esasperazione (erano in corso cariche contro i manifestanti antifascisti), si è lasciata andare a un non condivisibile sfogo rabbioso”, e “se verrà rilevato in ciò una condotta giuridicamente rilevante, ne risponderà all’esito del relativo processo”, ma non si può condannare nessuno prima del tempo, né punirla al lavoro per qualcosa che ha fatto o avrebbe fatto fuori dal lavoro, perché “ciò che ha segnato la costituzionalizzazione del rapporto di lavoro è la sua contrattualizzazione: il lavoratore non vende più se stesso ma solo le attività indicate nel contratto e nell’orario ivi previsto, restando irrilevante la sua vita extralavorativa” –, ha chiesto “l’immediata sospensione del procedimento disciplinare contro la maestra che ha augurato la morte ai poliziotti”, forze dell’ordine “schierate a difesa dell’iniziativa di CasaPound” a Torino, mentre “erano in corso cariche contro i manifestanti antifascisti”, moltissimi manifestanti antifascisti, che con lei, gridando insieme a lei, “a volto scoperto e mani nude”, decisamente protestavano contro i fascisti di Casapound. Peraltro, non possono sussistere provvedimenti di sospensione dal servizio con stipendio dimezzato, pur essendoci iscrizione “nel registro degli indagati con l’accusa di minacce e oltraggio a pubblico ufficiale” e conseguenti indagini in corso da parte della magistratura. L’insegnante Lavinia Flavia Cassano –  che si è scusata per le sue espressioni, essendosi fatta “travolgere dalla passione e dalla rabbia” (Pasquale Almirante si è chiesto e sostanzialmente ha chiesto, concludendo con un punto interrogativo, “quanti sono i prof che sono sinceramente fascisti che fanno lo stesso su fronti opposti”) e ha continuato con “ma la nostra Costituzione dichiara che il fascismo è un reato e CasaPound esplicitamente è un partito fascista. Io mi sento profondamente antifascista” – ne risponderà, “se verrà rilevato in ciò una condotta giuridicamente rilevante, all’esito del relativo processo”, ha precisato, con la sua nota, Giuristi democratici.   

La nostra Costituzione dichiara e sancisce che il fascismo è un reato. Pertanto non possono esserci organizzazioni, politiche e non, che comunque facciano il benché minimo riferimento al fascismo, a quella disastrosa dittatura che è stata e sarà per sempre responsabile delle decine di milioni di morti durante la Seconda guerra mondiale, in guerra e nei campi di concentramento dove gli ebrei, moltissimi anche dall’Italia, venivano deportati per essere uccisi e bruciati nei crematoi, della morte dei partigiani durante la Resistenza. Il Presidente Sergio Mattarella, nel Ricordo dei Giusti, ha detto che bisogna “avere memoria della tragedia dell’Olocausto”, della “furia omicida del nazismo”. Pasquale Almirante, nel suo articolo pubblicato dal giornale “La Sicilia” il 4 marzo, dopo avere ricordato, come diceva  Gramsci, che anche lei, la Cassano, è “commessa” della cultura  borghese, “quella che tuttavia consente libertà di espressione, non certo di violenza, seppure a parole”, si è posto due interrogativi: “Fra quegli agenti ci saranno stati pure sinceri antifascisti, messi là per ordine superiore”? E, come viene fatto rilevare dai colleghi dell’insegnante Cassano, “quanti sono i prof che sono sinceramente fascisti e che fanno lo stesso su fronti opposti”? Aggiungendo, in conclusione, pur non giustificando, “ma una riflessione occorre farla”: “se non ci fosse stata la telecamera che registrava?”. Lo stesso giorno, in una nota pubblicata dal sito web La Tecnica della scuola”, Pasquale Almirante, ha evidenziato che secondo Giuristi democratici bisognava sospendere il procedimento disciplinare contro la maestra Cassano, perché, come è scritto nella nota dei Giuristi democratici, “quel che indigna non è l’incitamento alla magistratura ad appurare l’eventuale commissione di reati: ciascuno è libero di farlo – meglio se tramite esposto -, ma l’intenzione di colpirla nella sua vita lavorativa, ponendo definitivamente fine al suo difficile percorso lavorativo; e ciò al di là di qualsiasi eventuale processo e di qualsiasi condanna”. 

In effetti, c’è stata, essendo state alquanto prossime le elezioni che si sono concluse come è a tutti noto, un’accanita bufera politica, soprattutto da parte di politici che affondano le loro radici in estrema destra, ma anche da parte di altri “politici” particolarmente “profittatori”, contro la Cassano; una bufera politica che in definitiva ha avuto per risposta la piena solidarietà dei docenti antifascisti all’insegnante decisamente antifascista Cassano. Tra le quali, ha precisato Almirante, la solidarietà manifestata dal portavoce dei Cobas, Piero Bernocchi, che ha difeso la Cassano, vittima di “un ignobile e delirante, intollerabile e demenziale linciaggio mediatico e politico-elettorale che ha colpito l’insegnante” (vd. di Jacopo Ricca, La Repubblica, 3 marzo, l’espressioni: la Cassano, “oltre che da parte dei politici di quasi ogni schieramento, è finita al centro di un polverone anche sul web, dove i cittadini, ma anche esponenti delle forze dell’ordine l’hanno minacciata di morte e insultata”); la solidarietà di “Cattive Maestre”, un  gruppo di docenti di ruolo e precarie, dal maggio del 2015 in “aperta controtendenza alla riforma della Buona Scuola (“Per fare una buona scuola ci vogliono tante Cattive Maestre. Siamo tutte Cattive Maestre”; “No educatori 24 ore su 24”; “Non siamo tenute a incarnare 24 ore su 24 e in ogni momento della nostra vita il ruolo del posto di lavoro né a rispettare la disciplina”; “Siamo tutte antifasciste, siamo tutte Cattive Maestre” ); le solidarietà di Potere al Popolo e di Centri sociali. E c’è chi ha ricordato, perché addirittura recentissima, l’invasione a “La 7” di appartenenti a CasaPound durante la trasmissione di Giovanni Floris, “di martedì”, vista da milioni di telespettatori. E si potrebbe dire anche delle “espressioni” di politici durante i loro interventi nelle trasmissioni televisive alle quali erano stati invitati. Sicuramente, i telespettatori ricorderanno quelle recenti di Vittorio Sgarbi durante la trasmissione, anch’essa su “La 7”, “Piazza Pulita”, condotta da Corrado Formigli.    

“Cattive Maestre”, il gruppo di docenti, precarie e di ruolo, di diversi ordini di scuola, nato nel mese di maggio del 2015 in aperta controtendenza alla ormai legge 107, ha scritto nell’articolo pubblicato sul loro sito web: “Negli ultimi mesi della campagna elettorale siamo state dirette testimoni delle conseguenze che la legittimazione politica e mediatica dei partiti neofascisti ha prodotto nelle scuole e nei quartieri delle nostre città. Volantinaggi, banchetti, slogan fascisti sui muri degli istituti scolastici, apertura di nuovi centri di aggregazione, iniziative di protesta contro le programmazioni didattiche non in linea con i loro contenuti, attacchi diretti a insegnanti e a presidi ‘sessantottini’ si sono moltiplicati. La scuola per Casa Pound e Forza Nuova è decisamente uno spazio di potenziale aggregazione, … il tentativo di diffondere una cultura nazionalista, razzista e sessista attraverso specifiche scolastiche è esteso a tutti i cicli. … Come insegnanti antifasciste e antirazziste difendiamo ogni giorno la memoria storica collettiva dentro le scuole. … Dietro questo attacco alla professoressa, non c’è nessuna difesa dell’integrità della scuola. C’è solo la traccia di un nuovo perbenismo e moralismo che si fa strada nella società e che si intreccia con le pulsioni autoritarie di questa classe dirigente neoliberale”. Concludendo, oltre che con la “solidarietà all’insegnante torinese, in piazza e nelle classi tutti i giorni contro ogni fascismo”, con quanto “era proprio Don Milani a ricordare: L’obbedienza a ogni costo? E se l’ordine era il bombardamento dei civili, un’azione di rappresaglia su un villaggio inerme, l’esecuzione sommaria dei partigiani, l’uso delle armi atomiche, batteriologiche, chimiche, la tortura, l’esecuzione di ostaggi, i processi sommari per semplici sospetti, le decimazioni (scegliere a sorte qualche soldato della Patria e fucilarlo per incutere terrore negli altri soldati della Patria), una guerra di evidente aggressione, l’ordine d’un ufficiale ribelle al popolo sovrano, la repressione di manifestazioni popolari? … L’obbedienza non è più una virtù”.

Polibio 

polibio.polibio@hotmail.it

 

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