
di Davide Capobianco*.
Due pesi e due misure
Il rinnovo CCNL 2022-2024 dei DS allarga la forbice con chi lavora in classe e nella scuola. Il divario tra chi governa la scuola e chi la fa ogni giorno diventa sempre più marcato e strutturale. Mentre per docenti e ATA la somma dei tre contratti CCNL 2019-2021, 2022-2024 e 2025-2027 (9 anni) non arriva a 500 euro lordi, per i dirigenti scolastici il CCNL 2022-2024 (3 anni) porta incrementi che superano i 500 euro lordi mensili.
La matematica è semplice e impietosa. Quello che un dirigente scolastico ottiene con un solo rinnovo, un docente o un ATA lo ha ottenuto sommando tre contratti collettivi nazionali. Significa che il divario economico tra “chi governa la scuola” e “chi la scuola la manda avanti ogni giorno” è sempre più ampio.
La questione non è togliere ai dirigenti. Il ruolo del dirigente scolastico è complesso e le responsabilità sono aumentate. Nessuno mette in discussione il diritto a una retribuzione adeguata. Il problema è un altro: perché chi opera in classe, nei laboratori, negli uffici e nei corridoi vede il proprio stipendio crescere al rallentatore? Perché l’inflazione reale ha eroso il potere d’acquisto di docenti e ATA in modo drammatico, mentre per altre figure lo scarto viene recuperato in un colpo solo?
Se la scuola è una comunità educante, gli aumenti non possono viaggiare a velocità così diverse. Altrimenti si certifica che esistono due scuole: quella di chi dirige e quella di chi lavora. Con buona pace dell’unità della funzione docente e del ruolo centrale del personale ATA.
La politica parla di “alleanza educativa”. Ma un’alleanza con una forbice salariale così marcata è difficile da spiegare a chi ogni mese guarda il cedolino.
Per questo la base chiede di intervenire subito sulla progressione stipendiale di docenti e ATA. Una proposta concreta esiste già e ha superato le 12.500 firme.
Non è una guerra tra poveri. È una richiesta di equità e giustizia.
*Presidente A.N.D Sezione Provinciale di Napoli




