Analisi & Commenti

PENSIONAMENTO ANTICIPATO, ATTO DI CORAGGIO DEL PARLAMENTO E DEL GOVERNO!

 

È lodevole la proposta del prof. Davide Capobianco, riportata sull’articolo pubblicato su Docenti.one! Essa si riferisce alla pensione anticipata volontaria per i docenti che hanno raggiunto il massimo livello stipendiale, la classe 35, ed ha come motivazione fondamentale l’usura psicofisica della professione docente, l’età media elevata dei docenti italiani rispetto al resto d’Europa, e soprattutto ha il fine di favorire il turn over e l’ingresso della vasta platea di precari nel mondo della scuola.

Vorrei però fare alcune precisazioni escludendo, per brevità, tutte le conseguenze che si avrebbero sul sistema scolastico italiano e, in generale, sul sistema previdenziale, frutto di un sistema a ripartizione fra contributi versati dalla popolazione attiva, cioè di chi lavora oggi, ed erogazione delle pensioni sostanzialmente finanziate dai contributi previdenziali che arrivano all’Inps. Vi sarebbero però conseguenze negative, dal punto di vista del bilancio Inps, perché con qualsiasi turn over incasserebbe meno, in ragione di contributi previdenziali inferiori dei nuovi assunti rispetto a lavoratori che hanno avuto progressione di carriera, anzianità di servizio, stipendi maggiori e quindi anche contributi previdenziali maggiori.

Analizzando il punto di vista complessivo del prof. Davide Capobianco, si riscontrano fondate ragioni se si guarda solo al vantaggio per il bilancio specifico del Miur e quindi dello Stato: un nuovo assunto diminuisce mediamente di molto il “costo lordo Stato” di ciascun dipendente della scuola. Prendendo ad esempio il “costo Stato” medio di 33/36mila euro l’anno per ogni nuovo assunto in ruolo e il “costo Stato” di 48/55 mila euro di un docente al massimo della carriera, si riscontrano effettivamente oltre 15.000 euro di risparmio per il Miur e il Mef; tale cifra, riferita a 100.000 docenti (cifra del tutto ipotetica con innumerevoli variabili e difficoltà di verifica ma comunque plausibile in un triennio), significherebbe un risparmio complessivo di un miliardo e mezzo di euro, con la contemporanea assunzione in ruolo dello stesso numero di docenti oggi precari.

È però il caso di individuare gli ardui passaggi necessari per la sua eventuale attuazione nel complesso sistema pensionistico italiano, in regime Fornero, ed individuarne la concreta possibilità di inserimento nella contrattazione generale del sistema scolastico italiano, nelle difficili ricostruzioni di carriera dei docenti, nella disponibilità di dati reali degli stessi archivi Inps e degli uffici scolastici provinciali.

Come conciliare questa proposta con quanto è in essere riguardo l’età pensionabile? Ogni proposta di riforma della legge Fornero, dal 2011 ad oggi, pone l’accento sull’età minima, come la quota 100 allo studio del nuovo governo. Quali le condizioni del pensionamento, l’effettivo assegno mensile e i tempi di erogazione del TFR o TFS oggi colpevolmente trattenuti fino a tre anni nelle casse dall’Inps? È giusto chiedere, come fa il prof. Capobianco nella sua proposta, un’ulteriore dilazione per corrispondere al dipendente denaro dovuto, soldi versati regolarmente ogni mese? Sicuramente no, è, invece, necessaria l’immediata liquidazione della buonuscita dopo il pensionamento.

Ammesso poi che l’Inps sia in grado di costituire un fondo pensioni specifico della scuola, tirandolo fuori dal calderone ex Inpdap e distinguendolo da tutte le altre gestioni, di considerare le specificità della scuola, di realizzare una compatibilità temporanea (un anno, due, tre, permanente) con Mef e Miur al fine di materializzare il risparmio del costo lordo Stato dei dipendenti Miur, avremmo comunque risolto un problema temporaneo, una situazione contingente che nel complesso necessiterebbe di una riforma più ampia, unitaria e organica.

La proposta del pensionamento volontario anticipato, mossa da buone ragioni, economicamente vantaggiosa per lo Stato e per favorire il turn over, dovrebbe avere dunque tempi certi e limitati e un carattere sperimentale che non superi i due o tre anni. Essa potrebbe essere valutata positivamente dalle Commissioni parlamentari Lavoro e Istruzione e addirittura avere l’approvazione del Mef e della Ragioneria dello Stato.  Prevedibilmente certa, però, la disapprovazione Inps che fa stime e proiezioni fotografando l’insana situazione attuale, con il grosso nodo della funzione Inps di previdenza e non assistenza con la commistione di diverse gestioni, attive per i dipendenti pubblici e privati e parzialmente passive in altri settori.

Alla luce dello scontato parere negativo dell’Inps, la proposta del prof. Capobianco potrebbe essere realizzata solo attraverso un coraggioso intervento del Parlamento e del Governo.

Naturalmente i numeri hanno il loro peso. Il “costo lordo Stato” attuale dei docenti deve essere distinto secondo la progressione di carriera prevista dall’ultimo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro e per la diversa retribuzione secondo il grado di scuola di insegnamento. La differenza fra inizio carriera e fine carriera è mediamente di euro 17.000 circa annue lorde, considerando 15.000 euro per Primaria e infanzia fino a 19.000 per le Scuole superiori di primo e secondo grado. Gli stipendi netti reali sono invece meno della metà dopo il primo scatto e a fine carriera. Oggettivamene, si va da poco più di 1.250 euro mensili per un nuovo assunto nell’Infanzia/Primaria a 1.450 euro circa nelle Scuole superiori e si arriva a circa 1.800 euro nette mensili fino a poco più di 2.000 euro a fine carriera, con 42/43 di servizio nelle Secondarie.

Le pensioni che derivano da stipendi e contributi sono mediamente, fino a oggi, in decrescita per effetto degli ultimi provvedimenti dei governi; sono uguali o di poco superiori all’ultimo stipendio, se si hanno contributi pieni e lineari, diciamo 1700/2000 nette, e uguali all’ultimo stipendio per chi vanta il massimo della carriera con il sistema misto retributivo-contributivo. Quest’ultimo va estinguendosi per l’introduzione, dal 1° gennaio 2012, del solo sistema contributivo. Il pensionamento anticipato per gli insegnanti a fine carriera potrebbe dunque essere conveniente non solo per far posto ai giovani, ma anche perché negli ultimi anni questi docenti lavorerebbero quasi gratis, beneficiando solo dell’annualità della liquidazione e dell’incremento mensile pensionistico minimo o addirittura inesistente, dopo i 40 anni di contributi versati.

Nel tempo, neanche troppo lontano, se non si opererà per cambiare le falle e le distorsioni del sistema, le pensioni saranno gradualmente sempre inferiori all’ultimo stipendio. Le “famose” previsioni di Boeri, la busta arancione e un futuro da fame certamente non sono realistiche ma nel lunghissimo periodo, se quelle pensioni arrivassero davvero alla metà dello stipendio ultimo percepito, crollerebbe tutto il sistema Italia, non solo le pensioni.

Non possiamo naturalmente credere né rassegnarci a questa nefasta eventualità, evocata ogni volta che si parla di pensioni, restando inerti.

È dunque il caso di sottoporre al Parlamento, ai sindacati e agli altri soggetti interessati la proposta del prof. Capobianco, come ipotesi da valutare, come stimolo per intervenire tempestivamente sulla “questione pensioni”, con tutte le modifiche opportune e necessarie affinché la stessa possa diventare disegno di legge o decreto. C’è tempo fino a dicembre, termine per l’approvazione della legge di stabilità.

Nel frattempo è necessario avviare un confronto costruttivo in tutte le sedi istituzionali con tutti i soggetti istituzionali interessati.

Salvatore Salerno

 

 

 

 

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