Note & Interventi

L’AND al PD, salvaguardare la scuola dell’Infanzia Statale

Sistema integrato 3 – 6 anni, c.181, lettera e), art. 1 della legge 107/2015

Di seguito il documento relativo al sistema integrato 3-6 anni presentato al tavolo di discussione presso la sede nazionale PD lo scorso 19 novembre ove sono state affrontate alcune problematiche connesse all’attuazione delle deleghe di cui alla legge 107/2015.

Oltre al documento è stata consegnata la petizione “NO ALLA FINE DELLA SCUOLA DELL’INFANZIA STATALE“, promossa dall’AND e che ha già raccolto oltre seimila firme.


 Deleghe legge 107/2015 – Tavoli di discussione al PD

 Roma 19 novembre 2015

 Sistema integrato 0 – 6 anni

 -C.181, lettera e), art. 1 della legge 107/2015-

 

Rilevanza della Scuola dell’Infanzia Statale.

La legge n. 444 del 1968 istituisce la Scuola Materna Statale perché lo Stato ne riconosce lo spessore culturale e pedagogico. Successivamente gli Orientamenti del 1969 e del 1991 esprimono chiaramente la sua importanza tanto che viene denominata Scuola dell’Infanzia per sottolineare la centralità del bambino nel processo di insegnamento/apprendimento. Le Indicazioni Nazionali per il curricolo della Scuola dell’Infanzia e del primo ciclo di istruzione 2004, 2007, 2009 e quelle del 2012 ancora vigenti, lo ribadiscono ulteriormente affermando che “si rivolge a tutte le bambine e i bambini dai tre ai sei anni di età ed è la risposta al loro diritto all’educazione e alla cura in coerenza con i principi di pluralismo culturale e istituzionale presenti nella Costituzione della Repubblica, nella Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e nei documenti dell’Unione Europea”. La Scuola dell’Infanzia Statale si pone la finalità di promuovere lo sviluppo dell’identità, dell’autonomia, della competenza e di avvio alla cittadinanza attraverso “l’organizzazione di un ambiente di vita, di relazioni e di apprendimento di qualità garantito dalla professionalità degli operatori e dal dialogo sociale ed educativo con le famiglie e la comunità”. Essa quindi offre ai bambini che la frequentano le “radici dell’alfabetizzazione” in prospettiva del percorso scolastico che dovranno compiere e delle competenze da acquisire al termine della scuola dell’obbligo. Scuola quindi basilare, ambiente di vita e apprendimento “pensato” seguendo le teorie psico-pedagogico- didattiche di illustri esperti e studiosi dell’età evolutiva. Nel tempo sono state effettuate importanti sperimentazioni nazionali ed europee che ponevano l’accento sulla centralità della Scuola dell’Infanzia nel percorso scolastico (Ascanio -Attività Sperimentale Coordinata Avvio Nuovi Indirizzi Organizzativi- e Alice -Autonomia Laboratorio Innovazione Contesti Educativi) con ricadute positive nei percorsi didattici, nella progettualità e nella documentazione. Oggi essa è totalmente integrata all’interno del sistema scolastico statale nazionale 3-14-anni ( o 3-19 anni), garantisce standard di qualità con assoluta scomparsa di qualsiasi tratto assistenzialistico, ed è gratuita.

Proposta: generalizzazione qualitativa e quantitativa della Scuola dell’Infanzia Statale quale ordine scolastico autonomo e specifico dell’età 3-6 e accessibilità garantita dallo Stato nonché obbligatorietà dell’ultimo anno di frequenza per portare a compimento il dettato costituzionale che vuole pari opportunità per tutti i bambini.

 Bambini

Le Indicazioni Nazionali 2012 ricordano che “i bambini sono il nostro futuro e la ragione più profonda per conservare e migliorare la vita comune sul nostro pianeta. Sono espressione di un mondo complesso e inesauribile, di energie, potenzialità, sorprese e anche di fragilità – che vanno conosciute, osservate e accompagnate con cura, studio, responsabilità e attesa. Sono portatori di speciali e inalienabili diritti, codificati internazionalmente, che la scuola per prima è chiamata a rispettare […] I bambini sono alla ricerca di legami affettivi e di punti di riferimento, di conferme e di serenità e, al contempo, di nuovi stimoli emotivi, sociali, culturali, di ritualità, ripetizioni, narrazioni, scoperte. La scuola dell’infanzia si presenta come un ambiente protettivo, capace di accogliere le diversità e di promuovere le potenzialità di tutti i bambini”. Il modello pedagogico-didattico ed organizzativo della Scuola dell’Infanzia Statale si è sviluppato seguendo tali principi e riveste particolare importanza anche per:

  • i bambini con BES (Bisogni educativi speciali) poiché l’intervento precoce offre la possibilità di una vita più ricca di opportunità nella prima infanzia e può avere effetti benefici in età successive, riducendo i costi economici e sociali come afferma la legge 170/2010 e la direttiva ministeriale 27-12-2012;
  • l’accoglienza dei bambini di altre etnie sia per l’acquisizione di una seconda lingua che per efficaci interventi sull’educazione multiculturale.

Il rapporto OCSE pubblicato il 12 settembre 2012 ribadisce la necessità di potenziare la Scuola dell’Infanzia invitando il Governo di allora ad investire su di essa. Dall’indagine in questione emerge che tale scuola ha elevati livelli di frequenza (97% per i bambini di 4 anni) e dai risultati OCSE 2014 si evince che la frequenza dei bambini di 5 anni è del 99%

Proposte: superamento degli anticipi sia in ingresso (2 anni e mezzo) che in uscita (5 anni e mezzo) e sezioni con un numero di alunni non superiore a 20 per migliorare ulteriormente gli interventi pedagogico-didattici.

Famiglie

“L’ingresso dei bambini nella scuola dell’infanzia è una grande occasione per prendere più chiaramente coscienza delle responsabilità genitoriali. Mamme e papà (ma anche i nonni, gli zii, i fratelli e le sorelle) sono stimolati a partecipare alla vita della scuola, condividendone finalità e contenuti, strategie educative e modalità concrete per aiutare i piccoli a crescere e imparare, a diventare più “forti” per un futuro che non è facile da prevedere e da decifrare” questo affermano le Indicazioni Nazionali 2012. L’alta qualità della Scuola dell’Infanzia Statale fornisce un ambiente accogliente per bambini e famiglie, una reale comunicazione e un’attiva cooperazione tra genitori ed insegnanti costruita sulla comunicazione quotidiana e sulla partecipazione alla vita della scuola attuando un effettivo sostegno alla genitorialità. Il riferimento della legge 107 ad una “quota capitaria per il raggiungimento dei livelli essenziali, prevedendo il cofinanziamento dei costi di gestione, da parte dello Stato con trasferimenti diretti o con la gestione diretta delle Scuole dell’Infanzia e da parte delle regioni e degli enti locali al netto delle entrate da compartecipazione delle famiglie utenti del servizio” non tiene conto dell’incapacità economica di tantissime famiglie italiane, soprattutto monoreddito. La frequenza della Scuola dell’Infanzia verrebbe meno dappertutto in Italia e in particolare al centro-sud, vista la debole presenza femminile sul mercato del lavoro e la possibilità di gestione autonoma dei figli.

Proposta: valorizzare le potenzialità offerte dalla Scuola dell’Infanzia Statale attraverso la presenza di psicologi/pedagogisti/educatori in ogni Istituzione Scolastica per affiancare e sostenere i genitori nella crescita psico-fisica dei loro figli, in collaborazione con i docenti; gratuità del servizio scolastico garantita dalla gestione diretta dello Stato.

 

Insegnanti e formazione

La formazione è il più importante requisito per la qualità della Scuola dell’Infanzia Statale. L’attuale laurea in Scienze della Formazione Primaria, a cui si accede previo superamento di una prova scritta, garantisce un’eccellente formazione culturale e professionale degli insegnanti di Scuola dell’Infanzia e di Scuola Primaria. Il corso di laurea magistrale, comprensivo di attività di tirocinio presso istituzioni scolastiche Infanzia e Primaria, è abilitante all’insegnamento in entrambi gli ordini di scuola anche con una formazione specifica riferita all’accoglienza e all’inclusione degli alunni con disabilità. Dati statistici recenti acquisiti dall’Invalsi per la compilazione del RAV evidenziano come la percentuale di docenti dell’Infanzia in possesso di lauree/master/specializzazioni sia nettamente superiore rispetto ai colleghi della Primaria e che ormai in pochi possiedono il solo diploma abilitante. La puntuale e continua formazione in itinere, contestualmente ai docenti della Scuola Primaria e Secondaria svolta nei Circoli didattici prima e negli Istituti Comprensivi e Omnicomprensivi ora, assicura comunque insegnanti ben preparati al pari degli altri gradi del sistema scolastico.

Proposte: potenziamento dell’organico della Scuola dell’Infanzia Statale attraverso l’assunzione dei docenti esclusi dal piano nazionale delle assunzioni; adeguamento dell’orario di servizio attuale (25 ore frontali di insegnamento) a quello della Scuola Primaria (22 ore frontali di insegnamento più 2 ore di programmazione settimanale); garanzia di formazione in itinere attraverso specifici finanziamenti dello Stato.

 

Continuità all’interno del sistema educativo e scolastico

Le Indicazioni Nazionali 2012 rilevano che “la generalizzazione degli Istituti Comprensivi, che riuniscono Scuola dell’Infanzia, Primaria e Secondaria di primo grado, crea le condizioni perché si affermi una scuola unitaria di base che prenda in carico i bambini dall’età di tre anni e li guidi fino al termine del primo ciclo di istruzione e che sia capace di riportare i molti apprendimenti che il mondo oggi offre entro un unico percorso strutturante”. È essenziale allora ricordare e ribadire che gli Istituti Comprensivi e/o Omnicomprensivi di cui la Scuola dell’Infanzia Statale oggi è parte integrante, si contraddistinguono come luoghi di coesistenza/convivenza di identità culturali e professionali diversificate con un unico fine: un percorso scolastico unitario e continuo, senza interruzioni e fratture per gli alunni e con una prospettiva organica e sistemica riferita a tutti gli operatori scolastici, alle famiglie, al territorio e alle sue esigenze. Da anni i docenti della Scuola dell’Infanzia Statale operano nell’ottica della compartecipazione e condivisione di ogni aspetto del percorso formativo degli alunni dai 3 ai 14 anni (o 3-19 anni) risulta quindi evidente come lo “strappo” di questo segmento scolastico dagli altri ordini di scuola – come recita il comma 181 lettera e) della legge 107/15 – avrebbe notevoli ripercussioni su tutto il percorso seguente.

Proposta: mantenere la Scuola dell’Infanzia quale istituzione dello Stato e parte integrante del servizio d’istruzione statale per non privare i nostri figli/alunni del patrimonio professionale fino ad oggi acquisito e agito in continuità verticale con la Scuola Primaria e Secondaria di primo grado/secondo grado; fugare ogni proponimento atto a calare su questo particolare e importante segmento del nostro sistema educativo e scolastico, interessi estranei ai bisogni dei bambini, sia che provengano da settori economici, sia da coloro che intendono quest’ordine di scuola come un luogo di parcheggio e non un “ambiente di vita, di relazioni e di apprendimento di qualità, garantito dalla professionalità degli operatori e dal dialogo sociale ed educativo con le famiglie e con la comunità” così come sanciscono le Indicazioni Nazionali per il curricolo della Scuola dell’Infanzia e del primo ciclo d’istruzione 2012.

 

Conclusioni

La Scuola dell’Infanzia Italiana ha radici pedagogiche profonde e importanti, basti pensare a Ferrante Aporti, alle sorelle Agazzi e a Maria Montessori! Ha sviluppato nel tempo, grazie anche alla normativa e agli investimenti dei Governi sul miglioramento dei programmi e sulla professionalità dei docenti che vi operano, un’ottima qualità del servizio e una ricaduta notevole sui gradi scolastici successivi in termini di scolarizzazione e apprendimenti; è dimostrato, infatti, che c’è correlazione tra la qualità della Scuola dell’Infanzia e il livello di sviluppo cognitivo, come di quello sociale. L’impatto può essere verificato su bambini di qualsiasi tipo di ambiente sociale, ma sembra essere assolutamente importante per bambini provenienti da ambienti socio-economici svantaggiati; anche l’insuccesso nella Scuola Primaria diminuisce proporzionalmente al tempo trascorso nella Scuola dell’Infanzia e si è rilevato che questo effetto continua nella Scuola Secondaria di 1° grado con conseguenze ancor più rimarcate per i bambini che provengono da famiglie svantaggiate. L’incisività della Scuola dell’Infanzia va ben oltre il successo scolastico e contribuisce a ridurre i problemi comportamentali, il tasso d’abbandono scolastico e perfino le statistiche della criminalità. La sua specificità e unicità è legata indissolubilmente alla Scuola Primaria e Secondaria di 1° e 2° grado come anche la formazione iniziale e in itinere dei docenti; la loro preparazione psicopedagogico didattica riguarda la fascia 3-6 anni con lo sguardo rivolto al percorso seguente e ai traguardi di sviluppo al termine del primo ciclo d’istruzione; è profondamente diversa (non migliore/peggiore) – per volere del legislatore – dal percorso formativo attuato dal personale dei servizi educativi per l’Infanzia e dai docenti delle Scuole dell’Infanzia comunali. Oltre ai titoli culturali e di formazione professionale totalmente differenti da quelli richiesti per l’insegnamento nella Scuola dell’Infanzia Statale sono diverse le modalità di reclutamento, la formazione in itinere e soprattutto i contratti di lavoro. Gli insegnanti della Scuola dell’Infanzia Statale hanno gli stessi diritti/doveri dei docenti degli altri gradi scolastici, stessa formazione universitaria iniziale, stessa funzione docente, stessa possibilità di effettuare passaggi di ruolo – dall’Infanzia agli altri gradi scolastici e anche viceversa per gli insegnanti degli altri gradi scolastici – avendone i titoli prescritti dalla legge, stessa opportunità legislativa e professionale di partecipare a concorsi ispettivi e/o direttivi per migliorare la propria carriera professionale. La costituzione dei poli per l’Infanzia, descritti dal comma 181 “anche aggregati a Scuole Primarie e Istituti Comprensivi” vorrebbe significare per i docenti dell’Infanzia la preclusione da tutto quanto suesposto e per i bambini una prospettiva dell’educazione limitata e settoriale in cui la spinta regressiva verso il basso, la rilevanza dei bisogni di cura alla persona in senso meramente materiale e assistenziale prenderebbero il sopravvento anche su richiesta delle famiglie. Poiché è interesse del Paese assicurare uno sviluppo fisico, psichico e cognitivo equilibrato e sereno dei nostri bambini e delle nostre bambine che solo una Scuola dell’Infanzia capace di porli “al centro del processo di apprendimento” può assicurare, il suo assetto istituzionale, organizzativo e metodologico – didattico deve necessariamente restare immutati.

Nel documento redatto dall’European Commission/EACEA/Eurydice, 2014/2015 relativo alle strutture dei sistemi educativi europei (44 sistemi educativi dei 36 paesi partecipanti al programma dell’Unione europea Erasmus – Stati membri dell’UE, Bosnia ed Erzegovina, Islanda, Liechtenstein, Montenegro, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Norvegia, Serbia e Turchia) – si rileva diversificazione nell’organizzazione dell’educazione prescolare e la quasi totalità degli Stati conserva la prerogativa di gestire direttamente tali istituzioni raggiungendo eccellenti livelli di istruzione.

Alla luce di quanto finora esposto, auspichiamo che si provveda:

  • alla generalizzazione dei Nidi e delle Scuole dell’Infanzia sotto l’egida dello Stato, agganciando il segmento 0-3 al percorso di istruzione 3-14 anni, liberandolo così dai servizi a domanda individuale che lo relegano al ruolo assistenziale e di welfare;
  • alla salvaguardia della specificità della Scuola dell’Infanzia Statale all’interno del percorso scolastico Infanzia – Primaria – Secondaria di 1° e 2° grado funzionale e consolidato nel tempo.

Investire nella qualità della Scuola dell’Infanzia Statale, è investire sull’avvenire del Paese.

 

AND, DIPARTIMENTO INFANZIA

 

 

 

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