Note & Interventi

Sistema integrato, generalizzazione o fine della scuola dell’infanzia statale?

La legge 107/15 al comma 181 lettera e) prevede “l’istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino ai sei anni, costituito dai servizi educativi per l’infanzia e dalle scuole dell’infanzia”.

I servizi educativi per l’infanzia sono i Nidi, i micro nidi e le Sezioni Primavera. Vorrei far riflettere sul termine “servizio”: la parola racchiude in sé una connotazione “economica”. Un servizio è una prestazione lavorativa che compie un soggetto a favore di chi la richiede; può essere definito come “una serie di attività di natura più o meno intangibile che ha luogo nell’interazione tra cliente e fornitore del servizio, a soluzione dei problemi del cliente”. Nello specifico, i servizi educativi risentono oggi di numerose variabili:

  • la flessibilità dei tempi di lavoro dei genitori e soprattutto delle donne;
  • la diversificazione dei bisogni di cura in relazione alle nuove modalità di “fare famiglia”;
  • la disponibilità di risorse private e pubbliche (famiglie e Pubbliche amministrazioni)L’importanza dei servizi educativi per il bambino e la società tutta è indubbia ed è ormai acclarato dalle ricerche in tal senso che i primi anni di vita sono quelli più formativi. È in questa fase infatti che vengono gettate le basi dei principali atteggiamenti e modelli che caratterizzeranno l’intera vita dell’individuo. Proprio per la loro specificità, i servizi educativi dovrebbero essere annessi al percorso educativo e d’istruzione statale e non lasciati in balìa degli “umori” politico-economici degli Enti locali!
  • Aumenta quindi da parte delle famiglie la richiesta di flessibilità per quanto riguarda i tempi, gli orari, le modalità di fruizione e si sta affermando sempre più una domanda di servizi di “intrattenimento” ulteriori…forse è a queste esigenze di intrattenimento che vuole rispondere il comma suddetto allorché parla dell’istituzione del servizio integrato 0-6 anni anche “ai fini della conciliazione tra tempi di vita, di cura e di lavoro dei genitori”!

La Scuola comunque è un’altra cosa, è un’istituzione dello Stato… e la differenza tra servizio e istituzione dello Stato credo sia palese. Gli art.3 e 34 della nostra Costituzione la sorreggono, il primo evidenziando il principio di uguaglianza e di non discriminazione dei cittadini italiani, l’art.34 il diritto di tutti all’istruzione gratuita recitando testualmente ”La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore impartita per almeno 8 anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti dell’istruzione. La Repubblica rende effettivo questo diritto…” È quindi dovere dello Stato istituire in tutto il territorio nazionale scuole di ogni ordine e grado – quindi anche Scuole dell’Infanzia – e lo Stato stesso le disciplina, detta norme uguali per tutti quelli che le frequentano, e che vi operano, dal nord al sud dell’Italia. Inoltre la scuola dello Stato è gratuita proprio per favorirne la generalizzazione e non operare discriminazioni di ordine sociale. Il citato comma 181 vorrebbe invece “l’istituzione di una quota capitaria per il raggiungimento dei livelli essenziali, prevedendo il cofinanziamento dei costi di gestione, da parte dello Stato con finanziamenti diretti o con la gestione diretta delle scuole dell’infanzia e da parte delle regioni e degli enti locali al netto delle entrate da compartecipazione delle famiglie utenti del servizio”. Scuola dell’Infanzia non più Statale ma a gestione regionalcomunale e familiare. E il riferimento alla quota capitaria non tiene conto dell’incapacità economica di tantissime famiglie italiane, soprattutto monoreddito, che non riescono neanche a Far fronte al costo della mensa scolastica. Sicuramente la richiesta di frequenza della Scuola dell’Infanzia verrebbe meno dappertutto in Italia, e in particolare al centro-sud, vista la debole presenza femminile sul mercato del lavoro e la possibilità di gestione autonoma dei figli. Non è pensabile che, con la Scuola dell’Infanzia gestita da altri e non dallo Stato, alcuni bambini possano usufruire di ottimi servizi e altri non averli proprio, in barba agli appena citati articoli 3 e 34 della nostra Carta Costituzionale! Ma poi perché pagare ciò che ora è gratuito? Desta preoccupazione anche la possibilità che i Comuni hanno di esternalizzare i servizi: Scuola dell’Infanzia Statale “regalata” a cooperative e fondazioni!?

Ora vorrei porre in evidenza la rilevanza della Scuola dell’Infanzia Statale.

La legge n. 444 del 18 marzo 1968 istituisce la Scuola Materna Statale perché lo Stato ne riconosce lo spessore culturale e pedagogico in un “momento” di crescita sociale e democratica del nostro Paese. Infatti ricordiamo di quel positivo periodo:

  • i Programmi per la Scuola Elementare del 1985
  • la Scuola Media Unica 1962
  • gli Orientamenti del 1969 per la Scuola Materna Statale
  • i Decreti delegati 1974
  • la Legge 517 del 1977
  • i Programmi per la Scuola Media del 1979
  • Gli Orientamenti del 1991 ne esprimono chiaramente l’importanza tanto che viene in essi denominata Scuola dell’Infanzia per sottolineare la centralità del bambino nel processo di insegnamento/apprendimento. Le Indicazioni Nazionali per il curricolo della Scuola dell’Infanzia e del primo ciclo di istruzione 2004, 2007, 2009 e quelle del 2012 ancora vigenti, lo ribadiscono ulteriormente affermando che “si rivolge a tutte le bambine e i bambini dai tre ai sei anni di età ed è la risposta al loro diritto all’educazione e alla cura in coerenza con i principi di pluralismo culturale e istituzionale presenti nella Costituzione della Repubblica, nella Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e nei documenti dell’Unione Europea”. La Scuola dell’Infanzia Statale si pone la finalità di promuovere lo sviluppo dell’identità, dell’autonomia, della competenza e di avvio alla cittadinanza attraverso “l’organizzazione di un ambiente di vita, di relazioni e di apprendimento di qualità garantito dalla professionalità degli operatori e dal dialogo sociale ed educativo con le famiglie e la comunità”. Essa quindi offre ai bambini che la frequentano le “radici dell’alfabetizzazione” in prospettiva del percorso scolastico che dovranno compiere e delle competenze da acquisire al termine della scuola dell’obbligo. Scuola quindi basilare, ambiente di vita e apprendimento “pensato” seguendo le teorie psico-pedagogico- didattiche di illustri esperti e studiosi dell’età evolutiva. nella progettualità e nella documentazione. Oggi essa è totalmente integrata nel sistema scolastico statale unitario 3-14-anni, garantisce standard di qualità con la scomparsa di qualsiasi tratto assistenzialistico, ed è gratuita. È necessaria quindi la sua generalizzazione qualitativa e quantitativa quale ordine scolastico autonomo e specifico dell’età 3-6 con accessibilità garantita dallo Stato nonché obbligatorietà dell’ultimo anno di frequenza per portare a compimento il dettato costituzionale che vuole pari opportunità per tutti i cittadini italiani.

Lotteremo quindi con tutte le nostre forze per mantenere la Scuola dell’Infanzia parte integrante del servizio d’istruzione statale poiché è stata definita e riconosciuta scuola statale dalla stessa Repubblica italiana nel lontano 1968. Indietro non si torna!

NO al sistema integrato 0-6 anni. SÌ alla scuola dell’infanzia organo dello Stato.

* Relazione al seminario nazionale “Legge 107/15, come cambia la condizione dei docenti”, svolto a Salerno 13 dicembre 2015

Marina Castelli, Presidente Sezione AND di Latina

 

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