Analisi & Commenti

Un passo avanti e due indietro. Analisi del contratto e strategie contrattuali

04/0902003

Sandro Gigliotti

Dopo l’anno delle proteste, viene quello dei risultati, e si fanno un po’ di conti, economici e politici. Cerchiamo di vedere cos’è successo nella trattativa di Gennaio sul rinnovo del nuovo biennio contrattuale, e cosa ha partorito, infine, pro e contro i docenti italiani.
A Dicembre i Confederali avevano sottoscritto l’accordo per 850 miliardi aggiuntivi all’inflazione programmata. Poco, si dirà. Giusto, poco. Ma la responsabilità della modestia dell’aumento, va, oltre che all’abbinata storica Governo-Confederali, anche a quanti, Snals, Gilda, hanno consentito, col vizio antico dell’attendismo il primo, e con una inconcepibile assenza dalla scena politica la seconda, che i Confederali, appunto, si muovessero per tempo e per primi (già da settembre) e riuscissero a convogliare dietro di loro la gran parte del disagio. La prova di questo enorme recupero (consentito, ripeto, dall’insipienza degli altri), si è avuta nelle elezioni per le RSU, stravinte dalla triplice, e, in particolare, da quella CGIL che pure aveva (ed ha) gran parte delle responsabilità per lo stato miserabile cui è ridotta la condizione docente, oggi, in Italia.
Dunque, i lamenti del dopo mal si conciliano con gli atteggiamenti e le scelte del “prima”.
Speriamo che la lezione serva, a tutti.
Resta il fatto che alla trattativa si è giunti con un budget economico modesto, del tutto insufficiente sia in rapporto alla gravità della situazione stipendiale docente, sia al potenziale di lotta messo in campo per un intero anno. E quel budget, peraltro, aveva caratteristiche predefinite e vincoli individuati dall’atto di indirizzo del Governo. Alla trattativa era solo dato di sciogliere due nodi. Quanta parte dei fondi del vecchio e sconfitto concorsaccio dovesse andare alle scuole, e come dovesse essere distribuito a tutti i docenti il grosso degli stanziamenti.
La trattativa è stata condotta e gestita esclusivamente dai Confederali, nel silenzio di Gilda e Snals, incapaci, finita la stagione delle lotte, di far valere le loro ragioni, pur avendo contribuito con la loro presenza e le loro forze, in qualche modo a rafforzare le lotte stesse.
L’Aran ha avuto nella CGIL il suo interlocutore privilegiato, il quale abilmente ha dosato gli scambi con i suoi due partners, Cisl e UIL. Si è dunque deciso salomonicamente di stanziare 300 miliardi del concorsaccio (il Governo chiedeva di decidere per una cifra non inferiore a 200 e non superiore a 400), dandoli alle scuole per rimpinguare il Fondo di Istituto. Il resto è stato distribuito presocchè a pioggia.
Il nodo qui era nei criteri di distribuzione, visto che lo stesso Governo, per la prima volta sensibile a logiche di non appiattimento stipendiale per gli insegnanti ( il che avrebbe potuto essere una vera conquista di questa stagione di mobilitazione), chiedeva di considerare i due parametri sui quali è stata individuata la maggiore differenza tra i nostri stipendi e quelli dei docenti europei, e cioè, da un lato la durata della progressione economica, da noi sensibilmente più ampia, e dall’altro il diverso trattamento fra i diversi ordini di scuola che in Italia vede fortemente penalizzati gli insegnanti della secondaria. Ma il silenzio colpevole di tutti, Gilda e Snals compresi, ha fatto sì che tutti i gradi di scuola avessero lo stesso aumento, differenziato solo in base a tre fasce di anzianità.
Così l’ideologia del Ruolo Unico, che è tutt’uno con quella della berlingueriana Riforma dei Cicli, ha avuto di nuovo il sopravvento. Perché, ci si è chiesti (e si è chiesta anche l’Aran), nessuno ha fatto sua la giusta questione sollevata dallo stesso Governo, vale a dire, ripeto, la maggiore lontananza dall’Europa degli stipendi dei colleghi della secondaria? La risposta a questo interrogativo, che dovrà comunque con forza essere ripreso fra un anno, nella trattativa quadriennale, va ricercata nella storia del sindacalismo tradizionale, sempre permeato fino all’osso di egualitarismo ideologico. Confederali e Snals hanno sempre mediato al loro interno certe problematiche, fino a lasciarle cadere come se non esistessero.
Quanto alla Gilda, l’accordo di potere che ha portato alla nuova dirigenza un anno fa, vede il settore elementare al suo interno, se pur marginale numericamente, in posizione di gran forza politica, proprio perché è stato determinante nella conta dei voti dell’ultimo Congresso Gilda. E nel patto dei vincitori il ruolo unico, questo vecchio armamentario ideologico cobasiano, è diventato una fondamentale merce di scambio. Così la Gilda, che pure nella secondaria trova gran parte dei suoi consensi, per motivi di equilibri interni ha abbandonato a se stessi gli Insegnanti di questo settore e, quel che è più grave, ha rinnegato , almeno per questa parte, la richiesta di adeguamento dei livelli stipendiali degli insegnanti ai parametri europei, che pure aveva più volte dichiarato di rivendicare.
Pochi soldi, ricapitolando, alla fine dei conti. Vediamoli un po’ in dettaglio:
Inflazione programmata: circa 118.000 medie
Concorsaccio e nuovi stanziamenti, circa 165.000 medie.
Altri fondi andranno alle scuole, circa 400 miliardi, ad incentivare attività aggiuntive di ATA (molto ben trattati, come al solito, rispetto agli analoghi del Pubblico Impiego), e Docenti. Ma in questo quadro, la cosa peggiore è l’aumento spropositato di competenze attribuite alle RSU, che diventano luogo di contrattazione di tutto, ormai, col rischio di rendere evanescenti anche le prerogative del Collegio dei Docenti in merito alla definizione delle attività che le sono proprie.
Questo aspetto, che mi pare sottovalutato da tutti, deve essere invece oggetto di approfondita riflessione e di forti iniziative, per evitare che il processo di contrattualizzazione a livello di singolo istituto diventi definitivo e irreversibile.
Solo passi indietro, dunque, da questa trattativa contrattuale?. No, un passo in avanti è stato fatto (ancorché nessuno lo rivendichi davvero). E’ stata finalmente istituita l’Indennità di Funzione Docente, storico cavallo di battaglia della Gilda e di chi scrive.
La denominazione attribuita, è vero, è diversa: si chiama “Retribuzione Professionale Docente”, ma è una vera e propria indennità di funzione specifica, sia perché annulla la vecchia CIA. indistinta fra Docenti e ATA , sia, soprattutto, perché è legata all’anzianità. Il che, invece, non accade per le Indennità di dei Dirigenti e dei Direttori Amministrativi, che hanno un’indennità uguale per tutti.
Manca, ancora, purtroppo, alla RPD, la diversificazione in base ai gradi di scuola.
Ma dei motivi di questa anomalia si è già detto sopra.
Mi permetto, a chiusura di questa nota, una breve riflessione ulteriore. La trattativa all’ARAN non ha nulla a che vedere con una discussione fra venditore di tappeti e turista che si svolge nel suk.
Contrariamente a quanto molti pensano, è qualcosa che chiude, non apre la vicenda contrattuale. Questa si svolge largamente in anticipo, e va adeguatamente preparata a tutti i livelli, in primis quelli istituzionali, dove è indispensabile far capire le proprie esigenze, motivarle, renderle in qualche modo confrontabili con quelle degli altri. Diversamente si rischia di non tirarci fuori mai niente e di essere completamente isolati. E accade, come è accaduto in questa circostanza, che qualcuno si privi anche della possibilità di rivendicare risultati suoi, e li regali agli altri.

Vicenda Indennità di Funzione docet.

 

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