Note & Interventi

Settembre bussa alla porta. La scuola aprirà quella porta?

 

Il settore scolastico, per i suoi elementi strutturali e funzionali, presenta una elevata complessità di gestione riguardo alle misure di sicurezza sanitaria da adottare per prevenire situazioni di contagio da COVID-19. Una delle caratteristiche chiave del modo di essere e di funzionare della scuola è quella aggregativa che, nel contempo, la rende ad alto rischio di contagio. E poiché, l’aggregazione si realizza in modo perdurante nelle classi, ogni misura di prevenzione e di sicurezza non può che partire da questo livello dell’organizzazione scolastica.

Da questo livello sono partiti la gran parte dei paesi europei, dalla Germania, alla Danimarca, alla Francia, al Belgio, all’Olanda, al Regno Unito, alla Spagna, ristrutturando ed ampliando le scuole, per diminuire il numero di alunni per classe (dal massimo di 10 studenti in Belgio, ai 15 della Germania), così da consentire il distanziamento sociale. Misure simili, quale conditio sine qua non per la riapertura in sicurezza delle scuole, sono richieste dal Comitato Tecnico Scientifico (CTS), istituto presso il Dipartimento della Protezione Civile, nel documento conclusivo relativo alle misure di contenimento del contagio dal virus SARS-CoV-2, approvato nella riunione presso il Dipartimento della Protezione Civile del 28 maggio 2020.

Ciononostante, alla luce di quanto finora fatto (non fatto), le misure richieste dal CTS rischiano di degradare a banali considerazioni, a beneficio dei cultori della materia, mentre l’unica certezza appare il caos programmato che presto vivranno le scuole, quando il suono della campanella segnerà l’inizio del nuovo anno scolastico. Una certezza che trova riscontro nella formazione degli organici del personale docente, in questi giorni in fase di definizione, che darà alle scuole meno classi e meno docenti o, nella migliore delle ipotesi, lo stesso organico dell’anno precedente. In ogni caso, l’esatto contrario di quanto necessario e già fatto dagli altri paesi europei.

Come si può pensare di attuare il distanziamento sociale, se il numero delle classi rimarrà invariato? Se rimarranno invariati il numero degli studenti per classe e quello dei docenti per scuola? Non si può pensar male, anzi non si deve, ma qualcuno, diversamente da quanto afferma, sta forse pensando, a sua insaputa, per usare un eufemismo di moda tra i politici, che la scuola italiana potrà essere tale ad intermittenza? Un giorno, scuola reale, il successivo, scuola virtuale? Sta forse, pensando a sua insaputa, non vogliamo essere ripetitivi ma repetita iuvant, di risolvere gli annosi problemi finanziari della scuola con il soccorso salvifico della DaD? … continuando, di scaricare sui docenti un maggior carico di lavoro non retribuito e i costi delle connessioni e delle strumentazioni?  … ancora, di risolvere gli atavici problemi del precariato con la ridotta necessità di nomine grazie alla DaD? … ancora, di …

Noi alle domande cerchiamo risposte, settembre bussa alla porta. La scuola aprirà quella porta?

 

 

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