Norme

Le ore di sostegno devono essere sempre garantite

Il principio è stato di nuovo ribadito dal Consiglio di Stato

Le ore di sostegno previste dalla legge per gli alunni disabili non possono essere eliminate o anche solo limitate per ragioni di contenimento della spesa pubblica. I diritti degli alunni disabili devono sempre prevalere sulle esigenze di natura finanziaria dello Stato.

A ribadirlo è stata la VI sezione del Consiglio di Stato che si è pronunciato, respingendolo, sul ricorso presentato dal Miur e dall’USR Toscana contro la precedente sentenza del TAR Toscana.

A fronte dell’inviolabilità di questi diritti, le ragioni di contenimento della spesa pubblica devono necessariamente fare un passo indietro. La ristrettezza (vera o presunta che sia) delle risorse pubbliche non può e non deve ritenersi una valida giustificazione per ridurre le ore di sostegno e l’assistenza di cui gli alunni disabili hanno bisogno.

Il Consiglio di Stato ha affermato che «le Istituzioni scolastiche ed il Ministero dell’Economia e delle Finanze non possono impedire – per esigenze di contenimento della spesa pubblica – l’effettiva fruizione delle ore di sostegno e di tutte le altre misure di assistenza previste dalla legge per gli alunni disabili». D’altronde, il grado di progresso di una civiltà si misura dalla capacità di saper custodire le vite più fragili.

Tutelare, nell’ambito delle scuole, gli alunni disabili è importantissimo. Ancora più importante è l’attività degli insegnanti di sostegno che con il loro lavoro “sostengono” non solo gli alunni e le loro famiglie, ma – di conseguenza – l’intera società.

Non lascia spazio ad equivoci ed interpretazioni quanto scritto dai giudici del Consiglio di Stato, che ribadiscono che «l’inserimento e l’integrazione nella scuola – con l’ausilio dall’insegnante di sostegno – anzitutto evitano la segregazione, la solitudine, l’isolamento» e «rivestono poi fondamentale importanza anche per la società nel suo complesso, perché rendono possibili il recupero e la socializzazioneCiò in prospettiva consente ai disabili di dare anche il loro contributo alla società». 

La decisione del Consiglio di Stato, che mette una pietra tombale su ogni tentazione di arbitrio da parte degli organismi dirigenti della scuola, è intervenuta sulla “battaglia” portata avanti dalla madre di un bimbo disabile al quale erano state negate le ore di sostegno che gli spettavano di diritto. La donna aveva chiesto che la scuola alla quale il figlio era iscritto riconoscesse al bambino – come da previsione di legge – 25 ore di sostegno. Il dirigente scolastico, a seguito del parere dell’Ufficio Scolastico Regionale al quale si era rivolto, aveva attribuito al bimbo soltanto 13 ore di sostegno.

A questo punto la donna aveva impugnato la decisione al Tar Toscana, che aveva accolto il ricorso ordinando al Ministero dell’Istruzione ed all’Ufficio Regionale Scolastico di attribuire immediatamente 25 ore di sostegno al bambino.

Anziché procedere in tal senso, il Miur e l’Ufficio Regionale hanno deciso inopinatamente di impugnare la decisione del Tar dinanzi al Consiglio di Stato.

La decisione dei Giudici di Palazzo Spada, dopo aver svolto un’attenta analisi della normativa e dei principi in materia di tutela degli alunni disabili nella scuola, ha riconosciuto in modo definitivo i diritti degli alunni più “deboli e bisognosi” e delle loro famiglie, scrivendo a chiare lettere che questi diritti hanno assoluta priorità su qualsiasi ragione di contenimento della spesa pubblica.

Ci si augura soltanto che questa sentenza “pilota” del Consiglio di Stato, possa far riflettere e far agire di conseguenza le Istituzioni scolastiche che si troveranno a dover affrontare situazioni analoghe, che purtroppo non sono poche, evitando di assumere decisioni arbitrarie che, oltre a violare il diritto del minore disabile allo studio, alla sua integrazione sociale ed alla sua crescita umana, costringerebbero le famiglie ad intraprendere azioni legali lunghe e avvilenti, oltre che costose, con ulteriore danno e mortificazioni proprio per i più “deboli e bisognosi”.

Pio G. Sangiovanni

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