Analisi & Commenti

Il referendum sulla legge 107/2015. Una grande battaglia di civiltà e democrazia alla quale nessuno dovrà sottrarsi

 

 

La presentazione all’esame della Corte di Cassazione dei quesiti referendari abrogativi di alcune delle parti più controverse della Legge 107/2015 di riforma della Scuola italiana, rappresenta un importantissimo traguardo, ma allo stesso tempo un nuovo punto di partenza sia sotto il profilo culturale che politico.

Si conclude, infatti, una fase di intenso confronto che ha coinvolto non solo il mondo della scuola italiana, ma anche personalità della società civile, della cultura ed eminenti costituzionalisti che hanno esaminato in tutte le sue parti la legge voluta dal governo Renzi ed imposta al Parlamento con l’ennesimo voto di fiducia.

Profonde criticità ed evidenti conflitti con la Carta costituzionale a più riprese sottolineati con forza, già prima che il provvedimento diventasse legge nella forma del maxi emendamento che tutti conosciamo.

Adesso viene il momento della responsabilità democratica e dell’esercizio della cittadinanza attiva, alla quale viene chiamato non solo il mondo della scuola italiana, ma anche e soprattutto l’intera società, che dovrà assumere su di sé la consapevolezza che è necessario non solo non arretrare sul fronte dei diritti, dei valori e della dignità della persona umana, ma che è anzi fondamentale rilanciare quella che sempre più va assumendo le caratteristiche di una grande battaglia di civiltà, la cui posta in gioco è il futuro stesso di intere generazioni, i cui scenari assumono contorni davvero inquietanti.

Il lavoro portato avanti nei mesi scorsi, pur tra tante difficoltà, è riuscito a definire perfettamente il nocciolo delle questioni sul tappeto; lo dimostra la formulazione così ben articolata dei quattro quesiti che chiederanno al popolo italiano di abrogare, almeno, quella parte della legge 107/2015 che sconvolge completamente il progetto di scuola voluto dai Padri Costituenti e basato sul primato della cultura, della democrazia, della libertà e dignità dell’uomo.

Il primo quesito riguarda il potere discrezionale dei dirigenti scolastici, di scegliere e di confermare i docenti; il secondo punta ad eliminare le 200/400 ore di alternanza scuola-lavoro che si configura ormai sempre più come un modo per favorire lo sfruttamento giovanile; il terzo quesito pone al centro il problema degli eventuali finanziamenti privati a singole scuole che, alla luce della situazione socio-economica italiana, porterebbe ad una ulteriore accentuazione delle differenziazioni sostanziali tra le istituzioni scolastiche e, quindi, della loro capacità di offrire un servizio adeguato a tutti gli utenti, senza discriminazioni. L’ultima questione, ma non per importanza, è quella riguardante il Comitato di valutazione del merito dei docenti, con la richiesta di abrogazione di parti sostanziali della legge che determineranno modifiche strutturali di questo organismo, con l’introduzione di dinamiche e regole certe ed equilibrate, capaci di garantire la democrazia effettiva delle scelte e la tutela dei diritti e della dignità dei docenti.

Una grande battaglia di civiltà, dunque, alla quale nessuna persona dotata di buonsenso dovrà sottrarsi, per uscire finalmente dalla sterile e inconcludente logica, tutta politica, degli slogan urlati in nome di un falso buonsenso.

Pio G. Sangiovanni

Pulsante per tornare all'inizio