
di REDAZIONE.
Il recente incontro seminariale di formazione tenutosi nell’Aula Magna dell’ITI “A. Monaco” sul tema dell’educazione sentimentale nel mondo dell’adolescenza all’interno e fuori delle istituzioni scolastiche, ha aperto un ampio e approfondito focus di confronto e riflessione. Insistere per fare in modo che l’educazione emotiva e alle relazioni diventi disciplina specifica di insegnamento in ogni ordine di scuola utilizzando personale qualificato è stata sicuramente la proposta più importante emersa al termine del confronto. Importante sicuramente ma non l’unica.
Significativo e altrettanto determinante è il concetto di “libertà d’insegnamento” che – secondo il docente e giornalista reggino Lucio Ficara – “occorre mettere al centro del dibattito. Per ottenere buoni risultati – ha sostenuto ancora Ficara – un Paese civile investe in educazione. Per questo la scuola non può stare dentro le maglie del bilancio. La vera svolta è quella di rimettere in primo piano ethos, pathos e logos”.
Un altro elemento altamente qualificato che ha caratterizzato il dibattito è rappresentato dalla necessità per gli adolescenti di essere educati all’intelligenza emotiva. Le emozioni sono così violente che rischiano di non essere controllate. “Per questo – hanno confermato gli esperti intervenuti – abbiamo il dovere di insegnare a controllare le emozioni ed educare ai sentimenti e all’affettività”.
Pio G. Sangiovanni, presidente nazionale AND, ha invocato “una sostanziale inversione di tendenza rispetto alle tradizionali e astratte logiche della invarianza finanziaria” applicate alla scuola, che considera quest’ultima come una qualsiasi voce di spesa del bilancio dello Stato. Una logica che penalizza innanzitutto i docenti, ai quali non viene riconosciuto il diritto costituzionale (art. 36) a ricevere la giusta retribuzione, corrispondente al suo carico di lavoro, sia in termini di quantità che di qualità, sufficiente per garantire a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. “Fondamentale resta, infine, un serio e corretto coinvolgimento dei genitori e delle famiglie, in modo da arginare le pericolose derive degli ultimi anni che in molte scuole hanno creato un clima di tensione insostenibile”.
Antonio Verri




