
di REDAZIONE.
Nell’ultimo decennio vi è stata una riduzione del 12% delle istituzioni scolastiche autonome, che in termini numerici ammontano a 1032 unità delle quali il 60% si sono registrate negli anni scolastici 2024/25 (- 489 unità) e nel 2025/26 (- 124 unità). A rivelarlo sono i dati ufficiali del Portale Unico del Ministero dell’istruzione.
Un’accelerazione evidente che ha prodotto innanzitutto un taglio di posti per altrettanti dirigenti scolastici e DSGA che, sicuramente, ha avuto ripercussioni a dir poco problematiche con la creazione di mega poli e raggruppamenti di plessi scolastici e territori distanti decine di chilometri e a volte eterogenei, che si sono riverberati, oltre che sui rapporti istituzionali con gli Enti Locali, sulla gestione del personale e un’organizzazione dei servizi divenuta ancora più complessa.
La progressiva e lineare politica dei tagli delle singole istituzioni scolastiche, frutto della cosiddetta “razionalizzazione” della spesa (per risparmiare) e della gestione dei servizi, che per la verità non ha niente di razionale e funzionale al sistema scolastico bene comune, ha acuito ancora di più il clima di tensione e ingestibilità di un mondo che avrebbe invece bisogno di ben altre attenzioni. Ad essere colpita direttamente è la Scuola pubblica nella quale ormai sembra stiano tutti male, anche i dirigenti scolastici nei quali sembrano crescere pericolosamente stanchezza e disaffezione, proprio a causa di un esponenziale aumento del carico di lavoro derivante da un “ridimensionamento” in espansione che disegna una mappa delle istituzioni scolastiche nei territori che somigliano sempre più a feudi a macchia di leopardo affidate a questa nuova categoria di “vassalli”, fatalmente lontani dal rapporto quotidiano con una comunità scolastica “polverizzata”, che rischia anch’essa di essere sempre più emarginata e abbandonata al proprio destino.
Quella governance che, per la sua stessa natura, già presentava delle evidenti ed innegabili criticità, come abbiamo più volte avuto modo di sottolineare, finisce anch’essa sotto la mannaia dei tagli lineari, con una motivazione che sa di umoristico: voler risolvere l’annoso problema delle “reggenze” accorpando le scuole, invece di coprire quei posti con nuovi dirigenti e Dsga, dando così una logica continuità organizzativa.
Non crediamo sia questa la strada giusta per risollevare le sorti di un sistema scolastico già in grande affanno e coinvolto fino in fondo nella crisi epocale che sta investendo le aree interne dell’intero Paese Italia, travolte da un processo di inesorabile spopolamento e abbandono che rischia di trasformare in fantasmi cadenti e malinconici centinaia di paesi o “borghi”(se si vuole usare una espressione particolarmente di moda negli ultimi anni) che rappresentano invece dei presìdi di legalità, civiltà, storia, cultura e tradizioni, nei quali risiede la vera essenza dell’identità nazionale italiana.
Ed è proprio da questo elemento che bisogna partire, elaborando quella nuova visione di governance democratica della scuola dell’autonomia, capace di coinvolgere il personale scolastico, valorizzare le intelligenze e le risorse professionali esistenti, responsabilizzandole e tutelandole, a partire dal sacrosanto riconoscimento del diritto costituzionale di ricevere il giusto riconoscimento anche economico del valore del lavoro svolto.
Molta parte di quanto appena brevemente accennato rientra nei compiti della Politica, che dovrebbe farsene carico fino in fondo, invece di brancolare nel buio o, peggio, inseguendo effimeri consensi frutto di slogan che lasciano il tempo che trovano.




