Note & Interventi

No alla fine della Scuola dell’Infanzia Statale

L’AND promuove una petizione rivolta al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro dell’Istruzione

La legge n. 107, del 13 luglio 2015, cosiddetta “buona scuola”, ha posto le basi per operare una profonda rivisitazione organizzativa e strutturale della Scuola dell’Infanzia Statale, la quale cessa di essere il primo segmento del percorso scolastico che concorrere all’elevazione culturale, sociale ed economica del Paese (Indicazioni Nazionali per il curricolo per la Scuola dell’Infanzia e per il primo ciclo d’istruzione, 2012), per essere inserita in un sistema integrato (0 – 6 anni) con i servizi educativi per l’infanzia (asili nido, micro nido) volto essenzialmente a conciliare i tempi di vita e di lavoro dei genitori.

Il Governo è delegato, ai sensi dell’art. 1, c. 181, lettera e), ad adottare, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della legge 107/2015, un decreto legislativo che, sostanzialmente, porrà fine alla specificità culturale, pedagogica, didattica e organizzativa della Scuola dell’Infanzia Statale. 

Contro questa prospettiva vogliamo sensibilizzare i cittadini affinché possano far sentire alle Istituzioni la propria voce.


  PETIZIONE

“NO ALLA FINE DELLA SCUOLA DELL’INFANZIA STATALE”

Al Presidente della Repubblica on. Sergio Mattarella

Al Presidente del Consiglio dei Ministri dr. Matteo Renzi

Al Ministro dell’Istruzione sen. Stefania Giannini

 

 No alla fine della scuola dell’Infanzia statale.

Sì alla valorizzazione di ogni bambino quale persona che apprende all’interno di un percorso di continuità pedagogica e didattica della scuola statale italiana.

La legge n. 107, del 13 luglio 2015, cosiddetta “buona scuola”, ha riservato alla Scuola dell’Infanzia una delega legislativa per procedere all’istituzione di un “Servizio integrato di educazione e istruzione dalla nascita ai 6 anni”, costituito dai servizi educativi per l’Infanzia e dalle Scuole dell’Infanzia.

Dalla lettura del comma 181, lettera e) di detta legge, si evince una totale rivisitazione organizzativa e strutturale della Scuola dell’Infanzia Statale, la quale cessa di essere il primo segmento del percorso scolastico che concorrere all’elevazione culturale, sociale ed economica del Paese (Indicazioni Nazionali per il curricolo per la Scuola dell’Infanzia e per il primo ciclo d’istruzione, 2012), per essere inserita in un sistema integrato (0 – 6 anni) con i servizi educativi per l’infanzia (asili nido, micro nido) volto essenzialmente a conciliare i tempi di vita e di lavoro dei genitori.

Il “cambio di prospettiva” che si vuole imporre alla Scuola dell’Infanzia è evidente: da scuola con al centro il bambino e i suoi poliedrici bisogni cognitivi, affettivi, relazionali, estetici, etici, a mero servizio di assistenza ai bisogni delle famiglie.

La rivisitazione istituzionale della Scuola dell’Infanzia risulta altresì evidente dalla paventata ”istituzione di una quota capitaria per il raggiungimento dei livelli essenziali, prevedendo il cofinanziamento dei costi di gestione, da parte dello Stato con trasferimenti diretti o con la gestione diretta delle scuole dell’infanzia e da parte delle regioni e degli enti locali al netto delle entrate da compartecipazione delle famiglie utenti del servizio”. Non più scuola statale quindi, ma servizio integrato gestito da regioni, enti locali e famiglie. Emerge nuovamente il vistoso “cambio di prospettiva” che spingerebbe la scuola dell’Infanzia verso una dimensione di servizio meramente assistenziale e che interesserebbe finanche la modifica degli orari di servizio dei docenti (oggi fissato a 25 ore settimanali) e le stesse modalità organizzative della didattica, stabilendo “tempi di compresenza del personale dei servizi educativi per l’Infanzia e dei docenti di scuola dell’Infanzia”.

Un tentativo di omologazione del ruolo dei docenti dell’Infanzia al personale dei servizi educativi per l’Infanzia? I docenti della Scuola dell’Infanzia saranno ancora docenti di ruolo della scuola statale italiana e, ancora, manterranno la loro identità culturale e professionale e i diritti e i doveri dei docenti degli altri gradi scolastici, secondo la normativa oggi vigente?

Nel comma 181 si prevede, inoltre, la costituzione di poli per l’Infanziaanche aggregati a scuole primarie e Istituti Comprensivi”: con ciò si vorrebbe intendere che la Scuola dell’Infanzia Statale non farebbe più parte degli Istituti Comprensivi? Se cosi fosse, senza l’essenziale connessione anche istituzionale con gli ordini scolastici successivi, la Scuola dell’Infanzia Statale perderebbe la propria identità faticosamente costruita dal 1968 ad oggi. È essenziale ricordare che gli Istituti Comprensivi e/o Omnicomprensivi di cui la Scuola dell’Infanzia Statale oggi è parte integrante, si contraddistinguono come luoghi di coesistenza/convivenza di identità culturali e professionali diversificate con un unico fine: un percorso scolastico unitario e continuo, senza interruzioni e fratture per gli alunni e con una prospettiva organica e sistemica riferita a tutti gli operatori scolastici, alle famiglie, al territorio e alle sue esigenze.

Nell’ottica di compartecipazione e condivisione di ogni aspetto del percorso formativo degli alunni dai 3 ai 14 anni (o 3-19 anni) risulta evidente come lo “strappo” di questo segmento scolastico dagli altri ordini di scuola possa avere ripercussioni su tutto il percorso scolastico seguente, da qui la necessità di mantenerla quale istituzione dello Stato e parte integrante del servizio d’istruzione STATALE volta a favorire la crescita equilibrata dell’uomo e del cittadino di domani

 I sottoscrittori di questa petizione, considerato che è interesse del Paese assicurare uno sviluppo fisico, psichico e cognitivo equilibrato e sereno dei nostri bambini e delle nostre bambine che solo una scuola dell’Infanzia che ha al centro il bambino quale persona che apprende può assicurare,

CHIEDONO

 che sia salvaguardata la specificità della scuola dell’Infanzia quale istituzione scolastica STATALE e di fugare ogni proponimento di calare su questo particolare segmento del nostro sistema educativo e scolastico interessi estranei ai bisogni dei bambini, sia che provengano da settori economici, sia da coloro che intendono questo segmento scolastico come un luogo di parcheggio e non un “ambiente di vita, di relazioni e di apprendimento di qualità, garantito dalla professionalità degli operatori e dal dialogo sociale ed educativo con le famiglie e con la comunità” (Indicazioni Nazionali per il curricolo per la Scuola dell’Infanzia e per il primo ciclo d’istruzione 2012).

 Più specificamente chiedono che sia:

  • salvaguardata la Scuola dell’Infanzia quale parte integrante del sistema d’istruzione STATALE, per non privare i nostri figli/alunni del patrimonio professionale fino ad oggi esperito ed agito in continuità verticale con la Scuola Primaria e Secondaria di primo grado/secondo grado;
  • salvaguardata la specificità organizzativa, pedagogica e didattica della Scuola dell’Infanzia i cui tratti educativi e formativi prescolastici sono ritenuti da molti pedagogisti fondamentali nel favorire esiti positivi nei passaggi scolastici successivi;
  • introdotta l’obbligatorietà almeno dell’ultimo anno di frequenza, per far sì che tutti i bambini possano godere di positive esperienze di vita, emozioni partecipate e insegnamento/apprendimento valido e consolidato;
  • introdotto il potenziamento degli organici della Scuola dell’Infanzia Statale per avere pari opportunità con i docenti degli altri ordini di scuola e personale aggiuntivo qualificato per questo grado scolastico.

 

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