Analisi & Commenti

Istruzione e devoluzione

04/09/2003

di Capuzzo Fiorella Maria Bernadette
Coordinatrice AND Regione Lombardia

Le recenti riforme istituzionali hanno completamente stravolto i sistemi della formazione professionale, dell’istruzione e dell’università; i processi di globalizzazione e di net-economy, hanno influenzato il mercato occupazionale, e, non ultimo, il nuovo Titolo V della Costituzione ha trasferito alcune materie di esclusiva competenza statale alla legislazione concorrente regionale.
La legge costituzionale n. 3 del 2001, che ha modificato il Titolo V della Costituzione, pone, dunque, le Regioni di fronte al delicato compito di rilettura e di revisione della propria normativa su varie materie.
Il principio di sussidiarietà, introdotto dalle Bassanini, su cui si basa l’attuale contesto legislativo regionale, trova un maggiore ambito di applicazione grazie al nuovo titolo V della Costituzione.
Al comma 3 dell’articolo 117 della succitata legge costituzionale, viene enucleata, tra le materie di legislazione concorrente, l’istruzione, fatte salve le norme generali sull’istruzione di competenza esclusiva statale e l’autonomia delle singole istituzioni scolastiche.
Nel rispetto dei principi generali definiti dallo Stato, ogni regione deve adattare, al proprio contesto socio-culturale, azioni e strategie, per potere predisporre strumenti normativi e regolamenti in recepimento e in applicazione delle disposizioni contenute nelle leggi statali e per potere definire una politica regionale coerente ed organica.
In una tale prospettiva appare assai importante definire le coordinate delle politiche regionali proprio riguardo alla delicata e complessa materia dell’istruzione.
Per questo motivo, in qualità di coordinatrice e di referente AND per la Regione Lombardia, ritengo particolarmente interessante delineare i contorni delle politiche regionali, attraverso una serie di interviste ai protagonisti politici del Consiglio della Regione Lombardia.
Nel campo dei principi istituzionali e giuridici, che regolano la vita sociale ed economica, la Regione Lombardia si pone in una prospettiva di potenziamento e in una logica di sperimentazione continua delle azioni programmatiche che riguardano le politiche educative.
La normativa regionale lombarda, attualmente, prevede, in materia di istruzione, le seguenti leggi:

l.r. 12 luglio 1974, n. 40 “Interventi regionali a favore dell’edilizia scolastica ”;

l.r. 20 marzo 1980, n. 31 “Diritto allo studio. Norme di attuazione ”;

l.r. 6 giugno 1980, n. 70 “Norme sugli interventi regionali per la realizzazione di opere di edilizia scolastica ”;

l.r. 25 novembre 1994, n. 33 “Norme per l’attuazione degli interventi regionali per il diritto allo studio in ambito universitario ”;

l.r. 12 dicembre 1994, n. 42 “Interventi per lo sviluppo della formazione professionale superiore, anche in raccordo con le università ”;

l.r. 24 dicembre 1997, n.48 “Schema tipo di convenzione per la gestione diretta da parte delle università non statali dei servizi per il diritto allo studio in ambito universitario ”;

l.r. 5 gennaio 2000, n. 1 “Riordino delle autonomie in Lombardia”.

Non ultima la tanto discussa legge regionale 143/1999, che ha messo a disposizione delle famiglie un “buono-scuola” da spendere a scelta nella scuola pubblica o privata, in proporzione alla spesa effettivamente sostenuta.
Come appare evidente la normativa vigente è maggiormente rivolta all’edilizia scolastica e al diritto allo studio, mentre il voucher formativo o buono-scuola sembra essere l’unico dispositivo con reale efficacia sulla politica educativa.
La proposta AND di istituire, all’interno degli Uffici del Consiglio della Regione Lombardia, un Comitato permanente per l’istruzione, con compiti consultivi e propositivi, è stata subito accolta dalla Presidente della VII Commissione Cultura, formazione professionale, commercio, sport, informazione, Consigliere Silvia Ferretto Clementi (AN).
Il Presidente Ferretto ritiene, infatti, che compito della Regione Lombardia sia quello di promuovere e di programmare, attraverso una strategia mirata ad una politica organica, un’offerta scolastica che, collocata nel contesto culturale e sociale lombardo, sia integrata sul e con il territorio, rispondente ai bisogni educativi e formativi dei cittadini, e che sia, al contempo, innovativa e di qualità.
Il Comitato, costituito da esperti, provenienti dalle associazioni e dai sindacati di categoria, e da rappresentanti degli Assessorati regionali alla cultura e alla formazione professionale istruzione e lavoro , avrebbe obiettivi congiunti di recepimento delle norme generali di indirizzo ministeriale e di elaborazione di azioni e di strategie volte alla realizzazione di un sistema scolastico regionale innovativo, in grado di ampliare e di potenziare i principi che ispirano le politiche regionali lombarde di questa legislatura, quali il diritto allo studio e la libertà di scelta, l’introduzione del voucher e la qualificazione del sistema educativo e formativo.
Il Comitato permanente per l’istruzione si pone, dunque, come obiettivi: la programmazione, la sperimentazione, il potenziamento delle politiche settoriali, il monitoraggio e la verifica, in materia di istruzione, formazione professionale, università e mondo del lavoro.
Da sempre sensibile alle delicate tematiche che riguardano l’istruzione il Presidente Silvia Ferretto Clementi ha, da tempo, attivato una serie di interventi a garanzia del pluralismo culturale e del diritto allo studio, a tutela della libertà di scelta dei testi scolastici, a sostegno delle famiglie meno abbienti e a favore degli alunni più meritevoli.
Attenta anche ai problemi occupazionali e alla libertà di insegnamento, il Presidente Ferretto ha recentemente dato audizione ad alcuni esponenti dei centri di formazione professionale e ai rappresentanti sindacali della comparto scuola,in merito alla questione del passaggio delle deleghe dalla Regione alle Province (ll.rr. 1/1995 e 1/2000), per i primi, e al gravoso problema dei tagli di organico dei docenti, a seguito della Circolare Ministeriale 16/2002, per i secondi.
Personalmente ritengo la realizzazione del PDL 0199 “Istituzione di un Comitato permanente per l’istruzione” di grande interesse per le evoluzioni in esso implicite. Se il PDL verrà approvato, si concretizzerà, infatti, il primo dispositivo di attuazione del reale passaggio devolutivo dai poteri dello Stato alle amministrazioni regionali. Non tutte le regioni sono, infatti, pronte, sotto il profilo giuridico ed amministrativo, ad assumere una posizione decisoria nel quadro delle politiche sociali, come nel caso dell’istruzione, da sempre materia di esclusiva competenza statale.
In questo senso la presenza delle Associazioni di categoria all’interno del Comitato permanente per l’istruzione gioca un ruolo di fondamentale importanza come stimolo e come supporto alle politiche regionali rivolte all’istruzione.
Differentemente per la formazione professionale, materia di squisita competenza regionale, che deve, però, ora, essere integrata con il sistema dell’istruzione e deve, di conseguenza, essere completamente riformata.
Il panorama educativo, formativo e lavorativo si presenta, oggi, particolarmente complesso e vi sono, a mio avviso, diverse questioni che, in attuazione del nuovo articolo 117 le Regioni si troveranno ad affrontare.
Pensiamo, ad esempio, alla delicatissima questione degli organici dei docenti.
Oltre a ciò, se mai vi sarà un’equiparazione tra i docenti della formazione professionale e i docenti del comparto ministeriale (non dimentichiamo che gli istituti professionali saranno a breve di esclusiva competenza regionale!), deve essere previsto un percorso di riconversione; i docenti della formazione professionale non sono, infatti, di norma, in possesso del diploma di laurea e non sono vincitori di concorsi selettivi statali.
Altre questioni rimangono ancora da affrontare e, non ultimo, il ruolo futuro degli attuali Direttori scolastici regionali. Rimarranno orpelli ministeriali, sterili appendici del centralismo statalista, oppure ogni Regione potrà scegliersi il proprio rappresentante apicale per l’istruzione o, ancora, questi verrà scelto di concerto con il Ministero della Pubblica Istruzione?
A questo punto come si concilierà l’Assessorato regionale all’ Istruzione, Formazione Professionale e Lavoro, con tanto di Assessore all’istruzione, di Direttore Generale e di propri funzionari, con l’apparato decentrato del Ministero, cioè con gli attuali apparati: Direzione Scolastica Regionale, Ex Provveditorati, CIS e quant’altro ancora, con i propri rappresentanti ministeriali ???.
Chi amministrerà tra loro la politica educativa e formativa della regione???
Si creeranno all’interno delle stesse istituzioni scolastiche scuole di serie A, appartenenti al vecchio sistema statale, come i licei, e scuole di serie B, come gli istituti professionali che, come i CFP, apparterranno esclusivamente alle regioni???
E poi chi si occuperà della gestione del personale???
Troppi sono gli interrogativi che gravitano attorno a queste problematiche!!!
Per questo motivo, in un giro di interviste ai nostri politici lombardi, vorrei cercare di delineare, almeno in prospettiva, i contorni, ancora molto sfumati, del futuro della scuola all’interno del processo devolutivo, almeno nella nostra regione.

 

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