
di MICHELE TODISCO*.
Molti alunni sanno leggere, ma non sanno vedere le parole che leggono, la lettura diventa così inutile, improduttiva. Ecco perché alcuni anni fa decisi di tenere un corso nella mia scuola dal titolo “leggere immagini, vedere le parole”, corso che ebbe una ricaduta positiva sui discenti. Se ci soffermiamo sulla frase “leggere le immagini e vedere le parole”, ne scaturiscono delle domande. Perché occuparsene seriamente? Dobbiamo studiare l’immagine perché esiste in tutti noi, o dobbiamo far finta che non esista? L’immagine ci consente di costruire tutto dalla A alla Z della fantasia.
Quello che vediamo lo traduciamo in letteratura, poesia, musica, pittura, architettura ecc. Come vengono memorizzate le immagini? La capacità di immaginazione consente, tra le altre cose, di rievocare altre immagini, persone, avvenimenti, nozioni, creare nuove immagini ecc… Se vogliamo trarre vantaggio dallo studio dell’immaginazione, dobbiamo, non solo studiare le regole, ma soprattutto comprenderle; perché solo così possiamo ottenere le giuste informazioni per un’interpretazione efficace. Bruno Munari si è interessato a lungo di questi problemi, affermando che: “L’immaginazione è il mezzo per visualizzare, per rendere visibile ciò che la fantasia, l’invenzione, la creatività pensano” (Fantasia, Editori Laterza, 1977, p. 22). Può essere molto fertile in alcune persone, mentre in altre può essere così scarsa da rendere necessario l’intervento degli esperti per assisterli ed aiutarli a rendere visibile ciò che stanno immaginando.
Affinché si sviluppi al massimo, l’immaginazione deve essere esercitata. L’età e la quantità di informazioni accumulate sono fattori importanti che favoriscono l’elasticità mentale di un individuo. Un pensiero immaginativo fluido, anche nella vita adulta, è il mezzo per allontanarsi, anche solo temporaneamente, dalla routine quotidiana verso uno spazio personale in cui è possibile sorprendersi vedendo le cose da angolazioni diverse. Silvana Sperati, diretta collaboratrice di Munari, nell’ambito di un discorso sull’invenzione e sulla creatività, ad un tratto, scrive:
“In tutto questo d’immaginazione che ruolo ha? È la facoltà che ci permette di “vedere”, di visualizzare ciò che la fantasia, l’invenzione e la creatività hanno pensato. Ovviamente. all’interno di un processo creativo, non è sempre facile distinguere queste fasi, le quali possono svilupparsi in maniera più o meno simultanea. Nonostante ciò, può essere interessante suddividere con metodo questo processo, in modo da riuscire a definirne i vari aspetti. Ciò che sta alla base di tutte queste facoltà e quindi la “relazione” tra le cose. Soltanto mettendo in relazione ciò che conosce un individuo è capace di elaborare un pensiero fantastico e creativo, un’invenzione oppure delle immagini e contengano qualcosa di nuovo per lui o per gli altri punto. Sarebbe impossibile visualizzare qualcosa che non si conosce affatto e di cui non si suppone l’esistenza. […] Se l’immaginazione, come tutte le altre facoltà del “pensiero” fantastico, ha bisogno di conoscenze per essere alimentata, di conseguenza più cose un individuo conosce e più avrà possibilità di creare tra di esse relazioni sorprendenti. Al contempo, nel mondo esistono moltissime persone che conoscono tante cose ma hanno pochissima immaginazione. Questo perché in loro le informazioni si sono cristallizzate in modo rigido, senza possibilità di essere rielaborate liberamente. Forse, l’immaginazione è qualcosa che bisogna allenare affinché possa essere sviluppata al massimo del suo potenziale. Probabilmente, più conoscenze si memorizzano in tenera età, più queste conoscenze vengono messe in relazione durante il gioco, maggiori saranno le probabilità che individuo sviluppi una mente elastica, capace di vedere le cose da molteplici punti di vista e di elaborarle per creare qualcosa che prima non c’era. Molte volte in qualità di educatori, tendiamo a dare, ai più piccoli, informazioni che non sempre risultano utili. Il “si fa così e basta” evidenzia un atteggiamento che tende a limitare la curiosità e a far vedere le cose da un’unica prospettiva. Più il pensiero si fa rigido e meno sarà disposto ad acquisire nuove conoscenze, accogliendo più facilmente lo stereotipo e il pregiudizio.” (Laboratori Metodo Munari – Immaginazione, Associazione Bruno Munari, 2022, pp. 15-16).
Se pensiamo, parliamo, scriviamo, dipingiamo, creiamo e così via, è perché vediamo dentro di noi e proiettiamo con il nostro cervello tutto quello che ci appartiene. La celebre locuzione latina “Sapere aude”, tradotta letteralmente, significa “Abbi il coraggio di sapere“, e ci invita ad approfondire gli argomenti di studio per una vera comprensione degli argomenti trattati. A questo punto è opportuno porsi altre domande. Cosa e come si sviluppa l’immaginazione? È fondamentale conoscerne i codici? La risposta è affermativa. Poiché solo così riusciamo a “leggere le immagini e vedere le parole”. Pertanto, la percezione visiva è legata all’arte della memorizzazione.
Oggi è stata definita una nuova scienza denominata “mnemotecnica”. Si definisce mnemotecnica un insieme di regole e metodi di memorizzazione. Come possiamo memorizzare senza immagini? La risposta è che ciò sarebbe impossibile. Riguardo alla memoria può sembrare che il significato sia uguale o analogo al ricordo, eppure sono diversi. Vediamo per quale ragione è corretto operare questa distinzione. Come sosteneva Paola Faccioli, in merito al ricordo, “l’uomo ha soltanto questo di immortale il ricordo che lascia”. Nella etimologia del termine “memoria”, dal greco non è altro che l’attività della mente come valore anche etico. È quella facoltà che ci consente di registrare filmando e di mantenere in vita le immagini del passato e proiettarle per la visione, quando lo vogliamo o lo sentiamo. Ecco perché è necessario conoscere e capire, o meglio comprendere, le regole della visione: per saper decodificare!
Nella tradizione puramente classica, la Musa della memoria è Mnemosyne; la divinità primordiale che permette all’arte e alla bellezza di non svanire. Mnemosyne è la madre delle nove Muse che hanno il compito di perpetuare la bellezza nel tempo. Ciascuna delle nove Muse ha un ruolo ben preciso: Calliope protegge l’epica, Clio la storia, Euterpe la musica epica ed elegiaca e Melpomene la tragedia. Accanto a loro, Polimnia custodisce il sacro e la retorica, Talia la commedia e la poesia bucolica, Tersicore la danza e il coro, Erato la poesia amorosa e Urania l’astronomia e la geometria. Ognuna di esse trasforma il ricordo in bellezza eterna, dando corpo a quel coraggio di conoscere racchiuso nel motto “Sapere aude”.
L’arte non può nascere senza una memoria (Mnemosyne) che custodisca storie, tecniche e bellezze del passato. Senza memoria, l’arte perderebbe la sua essenza e l’ispirazione sarebbe come un miraggio destinato, vacuamente, a svanire.
*già Presidente AND Avellino



