Didattica a distanza, no a pratiche vessatorie. Per la DAD nessun obbligo di presenza a scuola

 

Non poteva mancare anche in questa nuova e preoccupante emergenza pandemica autunnale la strumentalizzazione ricorrente contro i docenti, ancora una volta capro espiatorio delle inefficienze del sistema. D’altra parte, è ormai sentimento estraneo alla nostra classe dirigente l’assunzione di responsabilità di fronte ai problemi del Paese e alla propria inadeguatezza a farvi fronte.

«In questo contesto -afferma il prof. Francesco Greco, presidente dell’Associazione Nazionale Docenti, non possiamo che ritenere grave e vessatoria la decisione assunta in alcune scuole di imporre la presenza a scuola dei docenti per svolgere da qui la didattica a distanza. Ciò non solo non corrisponde a nessun obbligo contrattuale, e non ha nessuna utilità didattica attesa l’assenza fisica degli studenti, ma oltre ad esporre i docenti a situazione di contagio, mortifica oltre ogni ragionevole sopportazione il loro ruolo e la loro funzione. La mera presenza a scuola appare il soddisfacimento di una falsa visione efficientistica che si vuole infondere “di scuola che malgrado l’epidemia lavora”, più spesso il tentativo gaglioffo di qualche dirigente scolastico che così intende mantenere visibile la sua “linea di comando” e vivo il suo fatuo ego, altrimenti del tutto inutile in un vero contesto di formazione a distanza».

«I docenti, oltre ad essere una categoria intellettuale, sono professionisti seri e responsabili. Ed è grazie alla dedizione e all’impegno che ogni giorno profondono nel loro lavoro se il sistema scuola in Italia, malgrado tutto, ancora regge».

«Riteniamo che l’imporre, in un contesto -conclude Greco- di sospensione delle attività didattiche tradizionali, la presenza a scuola dei docenti, oltre che non corrispondere ad alcun obbligo normativo e alle più elementari regole del buon senso, sia del tutto illegittimo e fuorviante del buon funzionamento della scuola.  Per questi motivi, chiediamo al ministro di intervenire per far cessare questa assurda e surreale pratica instaurata in alcune scuole».