Giugno 20, 2021

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Contratto scuola. Il grande inganno, risorse più poche del poco

Nessun problema, i firmatari sono pronti! E se no che firmatari sono?

È fissato per il 20 dicembre il prossimo incontro tra MIUR e sindacati per la definizione del nuovo contratto di mobilità 2018/2019. Ma si è già compreso che poche saranno le novità rispetto agli scorsi anni, atteso che il MIUR ha già reso nota l’intenzione di riproporre, con il noto metodo del copia-incolla, un medesimo accordo contrattuale, poche risorse e pesanti riduzioni a diritti già contrattualmente garantiti. E i sindacati cosa faranno? Al di là delle chiacchiere di convenienza, firmeranno acriticamente qualsiasi proposta verrà dal governo? Purtroppo, pare proprio di si. Presto ci troveremo di fronte ad una penosa danza delle parti, in cui il governo afferma che le risorse sono poche, chissà perché per la scuola sono sempre poche; poi viene fatta trapelare la voce che forse saranno ancora più poche del poco. I sindacati pronti a stracciarsi le vesti e ad avviare un rutilante ritornello, gridato all’unisono: meglio poco che niente, vogliamo firmare, firmare, firmare!

Per gli insegnanti si piange miseria

“Nel mentre nella gran parte dei Paesi europei gli stipendi degli insegnati continuano a crescere, in Italia dopo un lungo, insostenibile e perdurante blocco, si continua a piangere miseria”. Ad affermarlo è il prof. Francesco Greco, presidente dell’Associazione Nazionale Docenti, a margine di un seminario svolto nei giorni scorsi a Cosenza.

La scuola è più che mai una grande questione nazionale

Prendiamo atto delle autorevoli parole pronunciate dal Presidente della Repubblica in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico a Sondrio con la quali ha definito la scuola una “grande questione nazionale”. Noi lo sosteniamo da tempo e, in occasione della presentazione della proposta di legge Renzi-Gianni sulla scuola, lo abbiamo anche gridato, cercando di far arrivare in ogni dove il grido di dolore della scuola, poiché ritenevamo, e riteniamo, che con quella proposta di modifica di norme fondamentali della scuola italiana, in gioco non fosse solo la scuola, ma il futuro stesso della nostra democrazia.

Buon Anno scolastico

Lettera augurale di buon Anno scolastico del prof. Francesco Greco, presidente dell’AND, ai docenti.

Cari colleghi a tutti voi auguro buon anno scolastico!

È vero appare una frase di circostanza, forse sarebbe meglio augurare “in bocca al lupo”, considerato che per la scuola italiana, questi ultimi anni, direi gli ultimi vent’anni, sono stati tutt’altro che buoni. La sequela di riforme che si sono succedute, a parte qualche eccezione, ci consegnano una scuola disorientata e attonita; un corpo docente avvilito, impoverito, fragile; studenti smarriti che non riescono più ad immaginare un futuro, a dare senso al loro “stare”, frequentare la scuola.

“Quota 96”, occorre chiarezza sui numeri

Continua lo stato di disagio dei docenti facenti parte della cosiddetta “Quota 96”, cioè di coloro che pur avendo maturato, secondo la vecchia disciplina pensionistica, un diritto a pensione tra il 1 Gennaio 2012 ed il 31 Dicembre 2012, sono rimasti, per via dell’approvazione della riforma pensioni Fornero, nell'impossibilità di lasciare il posto di lavoro.

Decreti legislativi legge 107/2015, le osservazioni dell'AND

Le nostre osservazioni sugli schemi dei decreti legislativi approvati dal Consiglio dei ministri il 14 gennaio e trasmessi in Palamento il 16 gennaio 2017.

Preliminarmente riteniamo opportuno ribadire le nostre riserve riguardo al comma 181 della legge 107/2015, atteso che l’art. 72 della Costituzione richiede sempre la procedura legislativa normale di esame e di approvazione diretta dei disegni di legge di delegazione legislativa, mentre la legge 107 è stata approvata al Senato con voto di fiducia espresso su un maxiemendamento; inoltre, la gran parte delle deleghe, per loro genericità e indeterminatezza, sono prive della “determinazione di principi e criteri direttivi” essenziali per l’esercizio della funzione legislativa da parte del Governo e, dunque, riteniamo siano in contrasto anche con l’art. 76 della Costituzione. Infine, alcuni schemi di decreti legislativi sono in contrasto con la stessa legge 107/2015 e/o presentano parti in contrasto con i criteri fissati dalla delega.

La scuola soggetto attivo di cambiamento sociale. La scuola fa la differenza.

Per la nostra scuola una nuova primavera.

Se le battaglie si fanno con i numeri, la scuola ha i numeri per portare avanti una battaglia per la libertà e la democrazia nel nostro Paese. Le pessime leggi si possono approvare anche cercando fiducie parlamentari spurie, che reggono e passano con maggioranze farlocche, ma quando questo avviene un’altra fiducia, ancor più importante, si perde, quella sociale.

Così, anche la legge sulla scuola, malgrado la forte opposizione civile, è stata approvata grazie ad un voto di fiducia, ad un atto di violenza espresso prima verso l’istituzione parlamentare e poi verso chi chiedeva a gran voce di rimettere al mittente quel progetto di legge, ben consapevole delle conseguenze che quelle norme avrebbero avuto sul nostro sistema educativo e sui diritti e le libertà garantiti dalla Costituzione.

Formazione, tirocinio, periodo di prova. Un surreale gioco dell’oca

I magnifici estensori della legge 107/2015 hanno prefigurato un nuovo, articolato e complesso, sistema per l'accesso al ruolo di docente della scuola secondaria.

Il nuovo sistema è definito in uno degli otto decreti legislativi trasmessi lo scorso 16 gennaio 2017 dal Governo alla Camera dei deputati.

Ebbene, per l’accesso al ruolo di personale docente della scuola secondaria è previsto un concorso nazionale al quale potranno partecipare solo coloro che sono in possesso congiunto di una laurea magistrale, della certificazione del possesso di almeno 24 crediti formativi universitari (CFU) nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche, dell’attestazione delle competenze linguistiche corrispondenti al livello B2 e, ancora, di competenze informatiche e telematiche.

La giustizia, la politica: il tempo e lo spazio

Sapevamo come il senso dell’uomo sul tempo e sullo spazio fosse relativo rispetto a ciò che lo circonda, ma pensavamo anche che la giustizia umana e la politica ne fossero consapevoli.

Gli operatori del diritto, avvocati in prima linea, hanno il dovere, anzi l’obbligo di prospettare ai loro clienti come la procedura giudiziaria sia più lenta non solo del tempo e dello spazio astronomico, ma di ogni dinamica umana.

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