Maggio 15, 2021

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I pinocchi della politica italiana*

 


Riproponiamo quest'articolo, con qualche piccola modifica, e lo faremo ogni volta che ci sarà una tornata elettorale a futura memoria di chi nel voto pone giustamente ogni speranza di cambiamento.


 

Quando l'ingenuità offusca la realtà

“Bisogna sapere che nel paese dei Barbagianni c’è un campo benedetto, chiamato da tutti il Campo dei miracoli. Tu fai in questo campo una piccola buca e ci metti dentro per esempio uno zecchino d’oro. Poi ricuopri la buca con un po’ di terra: l’annaffi con due secchi d’acqua di fontana, ci getti sopra una presa di sale, e la sera te ne vai tranquillamente a letto. Intanto, durante la notte, lo zecchino germoglia e fiorisce, e la mattina dopo, di levata, ritornando nel campo, che cosa trovi? Trovi un bell’albero carico di tanti zecchini d’oro, quanti chicchi di grano può avere una bella spiga nel mese di giugno”.

Nel suo celebre e sempre attuale Pinocchio, Collodi, con ironia, raccontava la facilità con cui il burattino veniva raggirato dalla Volpe e dal Gatto. Come tanti Pinocchi, molti italiani hanno creduto alle molte promesse fatte in campagna elettorale, sperando che l’inadeguatezza dei governanti in carica potesse essere superata dalle promesse di chi aspirava a sostituirli, salvo poi ritrovarsi in una situazione peggiore del male che volevano cacciare.

Certo, le cose cambiano, ma non basta invocare la contingenza del presente, per negare quanto promesso poco prima, ed ancor di più, dopo aver tanto strombazzato promesse immaginifiche, negarle un minuto prima delle elezioni.

In Italia, è stato autorevolmente detto, si è creato un grave vuoto di democrazia -molti parlano apertamente di regime-, a cui l’intero sistema politico dei partiti ha concorso. Questi, che partiti nell’eccezione classica più non sono, ma lobby chiuse, preservano se stessi da ogni possibile “ingerenza” del popolo sovrano, al quale non riconoscono più neanche il diritto di scegliere i propri rappresentanti, dato che hanno ben pensato, a scanso di qualche fuggevole errore, di nominarli direttamente.

Come non vedere la miserevole kermesse delle elezioni nel nostro Paese, condotte da società di sondaggi e di comunicazioni, da campagne pubblicitarie ingannevoli sui vari media, il cui vero ed unico scopo è far passare messaggi-civetta, adatti solo a catturare capziosamente la buona fede degli elettori, in modo non dissimile da come vengono disposti i prodotti nei supermercati o da come vengono utilizzati i cosiddetti “prezzi-civetta”, adatti solo a portare il cliente alla fiera dell’acquisto.

Così, la politica è sempre più l’ombra calata sulla società, per imbrigliarne ogni anelito di progresso e di giustizia sociale, ramificata com’è nel business privato, nelle compagnie di assicurazione, nel controllo delle banche, della stampa e delle altre agenzie di comunicazione di massa, oltre che nei gangli della burocrazia degli uffici pubblici, ad ogni livello istituzionale. Il vuoto politico che oggi si percepisce, inteso come assenza di rappresentanza dei problemi reali, altro non è che il riflesso del sistema a partito unico multiforme che si è insediato in Italia. Unico perché, a prescindere della variante al governo, si pone come rappresentante degli interessi trasversali, finanziari ed economici, del grande capitale, delle holding company delle note famiglie di imprenditori che con lo Stato e grazie allo Stato concludono i loro affari più importanti, degli scambi di favori e di cariche pubbliche e quant’altro forma il mercato basso della politica italiana. Un sistema strutturato, basato sull’equilibrio delle contraddizioni, a cui non è estranea la Chiesa cattolica e il suo complesso intreccio di interessi economici e finanziari.

Tutto questo deve esser tenuto presente, quando ascoltiamo gli strali di politici e ministri che inveiscono su quella legislazione progressista che riconosce a tutti, in attuazione del dettato costituzionale, i diritti fondamentali della persona, tra questi il diritto all’istruzione, alla salute, alla pari dignità sociale e all’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Una legislazione che certo non è piovuta dall’alto, per la quale sono state condotte battaglie popolari, alcune iniziate secoli addietro, e che oggi con un tratto di penna, anzi per decreto, si vogliono cancellare. Ciò è inaccettabile! Ancor di più, se si guarda da dove partono questi proponimenti e quali sono le motivazioni.

Se vogliamo una società aperta e veramente democratica, giusta e solidale, dobbiamo prodigare ogni sforzo affinché chi verrà dopo di noi possa avere almeno quello che altri a noi hanno lasciato. Questo sforzo deve caricarsi di un impegno attivo per far capire a chi è al potere che non ha di fronte solo dei yes men, né delle persone afflitte dalla sindrome di Stoccolma, né tanti Pinocchi da raggirare, ma cittadini consapevoli, sentinelle vigili dei propri diritti e aspiranti ad una società migliore, più democratica e socialmente più giusta.

Solo così, forse, non sentiremo il mondo intero riderci addosso, né doverci arrabbiare come il povero Pinocchio: “-Insomma, …. si può sapere, Pappagallo mal educato, di che cosa ridi?

- Rido di quei barbagianni, che credono a tutte le scioccherie e che si lasciano trappolare da chi è più furbo di loro.

- Parli forse di me?

- Sì, parlo di te, povero Pinocchio, di te che sei così dolce di sale, da credere che i denari si possano seminare e raccogliere nei campi, come si seminano i fagioli e le zucche. Anch’io l’ho creduto una volta, e oggi ne porto le pene. Oggi (ma troppo tardi!) mi son dovuto persuadere che per mettere insieme onestamente pochi soldi, bisogna saperseli guadagnare o col lavoro delle proprie mani o coll’ingegno della propria testa”.

 


*Pubblicato sul Bollettino dell'Associazione Nazionale Docenti, settembre, 2008. Dal testo originario è stato tagliato qualche passaggio riferito a fatti relativi a questioni specifiche e aggiunta qualche piccola integrazione.


 

Ministro un dirigente scolastico della “buona scuola”?

 

Una scelta sbagliata che indigna, si eviti il paradosso del coccodrillo* e si torni indietro

L’indiscrezione di questi giorni della probabile designazione di una docente della scuola alla carica di ministro dell’Istruzione, in caso di vittoria dei Cinque Stelle, aveva creato un clima di entusiasmo e di generale condivisione nel mondo della scuola.

La scuola che vogliamo

La politica non è solo il governo delle istituzioni, innanzitutto, è la realizzazione di un’idea, di una visione del mondo cui connettere comportamenti congruenti.
"C’è politica quando esiste un progetto coscientemente ed espressamente definito. Ogni politica è una forma di anticipazione nel tempo, un progetto nel futuro, immediato o lontano, per ca
mbiare le cose, si tratti di «restaurare» un ordine sconvolto o di «crearne» uno nuovo giudicato più conforme ai valori vissuti” … “È indispensabile, perché ci sia politica, che essa sia legata a un’organizzazione collettiva regolata da statuti e da leggi; che si concretizzi in istituzioni e leggi che la sorreggono”.

Cinque Stelle, sulla scuola forse solo barzellette da campagna elettorale?

 

Legge 107/2015: chi può esserne il più accorto custode ed attuatore, in continuità con la sua esperienza di collaborazione con chi quella legge ha proposto?

Al fine di fugare ogni equivoco, per chiarezza di fronte agli elettori, il candidato premier dei 5 Stelle, Luigi Di Maio, oggi ha rilevato il nome: Salvatore Giuliano.

Rinnovo contratto. Non si sprechi l’ultima occasione di riconquistare la fiducia dei docenti

La farsa del rinnovo del contratto della scuola sta per volgere al termine e dalle notizie che si susseguono c’è da scommettere che verranno disattese tutte le legittime aspettative dei docenti.

La verità è che le condizioni verranno unilateralmente dettate dal MIUR secondo i noti criteri del risparmio di spesa e nulla sarà lasciato alla libera trattativa sindacale se non la sigla finale. Ciò, nonostante che all’inizio dell’anno scolastico molto si fosse promesso: di migliorare le condizioni lavorative dei docenti, di parificarne il trattamento economico ai colleghi europei, di porre rimedio ai deleteri interventi legislativi succedutisi negli anni, tra i quali primeggiano la legge 107/2015 e i relativi decreti legislativi.

Aggressioni ai docenti, le istituzioni intervengano con fermezza

L’AND pronta a sostenere i colleghi nei modi e nelle forme che la legge prevede

“Il continuo ripetersi di gravi atti di violenza nei confronti dei docenti, espressione di un diffuso malessere sociale che appare trovare nella scuola il luogo privilegiato di sfogo, denota una situazione preoccupante e allarmante”, ha dichiarato il Prof. Francesco Greco, Presidente dell’Associazione Nazionale Docenti, nel corso del Consiglio Nazionale tenutosi a Napoli lo scorso 18 febbraio 2018. “Occorre - ha proseguito Greco- da parte delle istituzioni una forte ed autorevole presa di posizione a difesa di una categoria sempre più debole ed isolata.

La violenza da qualunque parte provenga va respinta con fermezza.”

Aspettando Godot

 

DIRITTI VIOLATI E PANDEMIA DEL RICORSO, CUI PRODEST? 

Il caso emblematico dei diplomati magistrali

La sentenza del Consiglio di Stato del 20 dicembre 2017, sancendo la esclusione dalle Gae dei diplomati magistrali ante 2001/2002, intervenuta dopo anni di orientamenti giurisprudenziali opposti, ha gettato nello sconforto migliaia di precari, sul lavoro dei quali si è retto il funzionamento della scuola primaria e di infanzia in questi ultimi anni.

Costruiamo insieme una grande organizzazione della docenza

Se i grandi cambiamenti si fanno con i numeri, la scuola ha i numeri per portare avanti le proposte per cambiare il ruolo dell’istruzione nel nostro Paese.
Chi conosce può scegliere, e chi sceglie è libero, e solo chi è libero può raggiungere gli scopi che si prefigge, realizzarsi, cercare la felicità. Ma anche assumersi le proprie responsabilità, inscindibili dalla libertà, di praticare la giustizia e realizzare una società migliore.
Questi obiettivi legittimano l’esistenza di una scuola democratica, il nostro ruolo di docenti e la nostra funzione, garantiti dalla Costituzione.
Il tuo contributo è importante per costruire insieme una grande organizzazione unitaria dei docenti e per le riforme che proponiamo.

Contratto scuola. Il grande inganno, risorse più poche del poco

Nessun problema, i firmatari sono pronti! E se no che firmatari sono?

È fissato per il 20 dicembre il prossimo incontro tra MIUR e sindacati per la definizione del nuovo contratto di mobilità 2018/2019. Ma si è già compreso che poche saranno le novità rispetto agli scorsi anni, atteso che il MIUR ha già reso nota l’intenzione di riproporre, con il noto metodo del copia-incolla, un medesimo accordo contrattuale, poche risorse e pesanti riduzioni a diritti già contrattualmente garantiti. E i sindacati cosa faranno? Al di là delle chiacchiere di convenienza, firmeranno acriticamente qualsiasi proposta verrà dal governo? Purtroppo, pare proprio di si. Presto ci troveremo di fronte ad una penosa danza delle parti, in cui il governo afferma che le risorse sono poche, chissà perché per la scuola sono sempre poche; poi viene fatta trapelare la voce che forse saranno ancora più poche del poco. I sindacati pronti a stracciarsi le vesti e ad avviare un rutilante ritornello, gridato all’unisono: meglio poco che niente, vogliamo firmare, firmare, firmare!

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