Ottobre 24, 2021

banner2

Decreto dignità e diplomati magistrali, la via maestra è quella legislativa

 

Le nuove forze di governo sappiano riappropriarsi della funzione di indirizzo politico che loro compete, il Parlamento ritrovi la propria competenza legislativa, l’intervento della magistratura cessi di essere la regola e diventi eccezione e si ristabilisca l’equilibrio democratico tra le istituzioni.


Con l’approvazione di un emendamento all’art.4 del “decreto dignità” (decreto-legge n. 87 del 2018) sono stati introdotti i commi da 1 bis ad undecies con cui si è cercato di dare una compiuta regolamentazione alla delicata questione dei diplomati magistrali, i quali, dopo la nota sentenza del mese di dicembre 2017 del Consiglio di Stato, avevano visto naufragare le aspettative di assunzione in ruolo.  A fronte di un paventato licenziamento di massa, si era invocata da più parti una soluzione politica che il precedente governo non era stato in grado di offrire preferendo lasciare ogni decisione ai suoi successori.

Sospendere i docenti, una pretesa autoritaria inaccettabile

 

La difesa ad oltranza della pretesa di poter sospendere i docenti da parte dell’organizzazione sindacale dei dirigenti scolastici fa il pari con i tratti autoritari impressi alla figura del dirigente scolastico dalla legge 107/2015 e rende evidente la deriva verso cui è scivolata la scuola e la condizione dei docenti italiani.

Sulla vicenda della scuola di Alessandria, il MIUR faccia chiarezza

 

L’Associazione Nazionale Docenti chiede al Ministro un’ispezione che accerti i fatti.

La vicenda occorsa l’8 febbraio 2018 ad una docente di una classe prima dell’Istituto Tecnico Commerciale “Leonardo Da Vinci” di Alessandria, venuta alla luce sulla stampa nazionale solo nei giorni scorsi, ha destato scalpore e suscitato varie riflessioni sul decadimento del rapporto insegnanti-alunni-genitori, specchio della crisi di valori della società odierna, che rende difficile la collaborazione ed il dialogo all’interno della comunità educante.

Scuola, sanzioni disciplinari per i docenti

 

Si affrontino le questioni con logiche condivise e di sistema.

Sconcerta non poco la querelle di questi giorni tra le organizzazioni sindacali firmatarie lo scorso 19 aprile 2018 del CCNL, l’ANP e lo stesso Miur, riguardo la responsabilità disciplinare del personale docente ed educativo.

È evidente che il combinato disposto dell’art. 12 e dell’art. 29, del suddetto contratto, delineano un chiaro rafforzamento del poter disciplinare in capo ai dirigenti scolastici in perfetta coerenza con il modello di scuola ex legge 107/2015, basato sull’idea che, per consentire l’efficace esercizio dei poteri dirigenziali, sia necessario eliminare ogni forma di partecipazione, confronto e dissenso democratico.

I pinocchi della politica italiana*

 


Riproponiamo quest'articolo, con qualche piccola modifica, e lo faremo ogni volta che ci sarà una tornata elettorale a futura memoria di chi nel voto pone giustamente ogni speranza di cambiamento.


 

Quando l'ingenuità offusca la realtà

“Bisogna sapere che nel paese dei Barbagianni c’è un campo benedetto, chiamato da tutti il Campo dei miracoli. Tu fai in questo campo una piccola buca e ci metti dentro per esempio uno zecchino d’oro. Poi ricuopri la buca con un po’ di terra: l’annaffi con due secchi d’acqua di fontana, ci getti sopra una presa di sale, e la sera te ne vai tranquillamente a letto. Intanto, durante la notte, lo zecchino germoglia e fiorisce, e la mattina dopo, di levata, ritornando nel campo, che cosa trovi? Trovi un bell’albero carico di tanti zecchini d’oro, quanti chicchi di grano può avere una bella spiga nel mese di giugno”.

Nel suo celebre e sempre attuale Pinocchio, Collodi, con ironia, raccontava la facilità con cui il burattino veniva raggirato dalla Volpe e dal Gatto. Come tanti Pinocchi, molti italiani hanno creduto alle molte promesse fatte in campagna elettorale, sperando che l’inadeguatezza dei governanti in carica potesse essere superata dalle promesse di chi aspirava a sostituirli, salvo poi ritrovarsi in una situazione peggiore del male che volevano cacciare.

Certo, le cose cambiano, ma non basta invocare la contingenza del presente, per negare quanto promesso poco prima, ed ancor di più, dopo aver tanto strombazzato promesse immaginifiche, negarle un minuto prima delle elezioni.

In Italia, è stato autorevolmente detto, si è creato un grave vuoto di democrazia -molti parlano apertamente di regime-, a cui l’intero sistema politico dei partiti ha concorso. Questi, che partiti nell’eccezione classica più non sono, ma lobby chiuse, preservano se stessi da ogni possibile “ingerenza” del popolo sovrano, al quale non riconoscono più neanche il diritto di scegliere i propri rappresentanti, dato che hanno ben pensato, a scanso di qualche fuggevole errore, di nominarli direttamente.

Come non vedere la miserevole kermesse delle elezioni nel nostro Paese, condotte da società di sondaggi e di comunicazioni, da campagne pubblicitarie ingannevoli sui vari media, il cui vero ed unico scopo è far passare messaggi-civetta, adatti solo a catturare capziosamente la buona fede degli elettori, in modo non dissimile da come vengono disposti i prodotti nei supermercati o da come vengono utilizzati i cosiddetti “prezzi-civetta”, adatti solo a portare il cliente alla fiera dell’acquisto.

Così, la politica è sempre più l’ombra calata sulla società, per imbrigliarne ogni anelito di progresso e di giustizia sociale, ramificata com’è nel business privato, nelle compagnie di assicurazione, nel controllo delle banche, della stampa e delle altre agenzie di comunicazione di massa, oltre che nei gangli della burocrazia degli uffici pubblici, ad ogni livello istituzionale. Il vuoto politico che oggi si percepisce, inteso come assenza di rappresentanza dei problemi reali, altro non è che il riflesso del sistema a partito unico multiforme che si è insediato in Italia. Unico perché, a prescindere della variante al governo, si pone come rappresentante degli interessi trasversali, finanziari ed economici, del grande capitale, delle holding company delle note famiglie di imprenditori che con lo Stato e grazie allo Stato concludono i loro affari più importanti, degli scambi di favori e di cariche pubbliche e quant’altro forma il mercato basso della politica italiana. Un sistema strutturato, basato sull’equilibrio delle contraddizioni, a cui non è estranea la Chiesa cattolica e il suo complesso intreccio di interessi economici e finanziari.

Tutto questo deve esser tenuto presente, quando ascoltiamo gli strali di politici e ministri che inveiscono su quella legislazione progressista che riconosce a tutti, in attuazione del dettato costituzionale, i diritti fondamentali della persona, tra questi il diritto all’istruzione, alla salute, alla pari dignità sociale e all’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Una legislazione che certo non è piovuta dall’alto, per la quale sono state condotte battaglie popolari, alcune iniziate secoli addietro, e che oggi con un tratto di penna, anzi per decreto, si vogliono cancellare. Ciò è inaccettabile! Ancor di più, se si guarda da dove partono questi proponimenti e quali sono le motivazioni.

Se vogliamo una società aperta e veramente democratica, giusta e solidale, dobbiamo prodigare ogni sforzo affinché chi verrà dopo di noi possa avere almeno quello che altri a noi hanno lasciato. Questo sforzo deve caricarsi di un impegno attivo per far capire a chi è al potere che non ha di fronte solo dei yes men, né delle persone afflitte dalla sindrome di Stoccolma, né tanti Pinocchi da raggirare, ma cittadini consapevoli, sentinelle vigili dei propri diritti e aspiranti ad una società migliore, più democratica e socialmente più giusta.

Solo così, forse, non sentiremo il mondo intero riderci addosso, né doverci arrabbiare come il povero Pinocchio: “-Insomma, …. si può sapere, Pappagallo mal educato, di che cosa ridi?

- Rido di quei barbagianni, che credono a tutte le scioccherie e che si lasciano trappolare da chi è più furbo di loro.

- Parli forse di me?

- Sì, parlo di te, povero Pinocchio, di te che sei così dolce di sale, da credere che i denari si possano seminare e raccogliere nei campi, come si seminano i fagioli e le zucche. Anch’io l’ho creduto una volta, e oggi ne porto le pene. Oggi (ma troppo tardi!) mi son dovuto persuadere che per mettere insieme onestamente pochi soldi, bisogna saperseli guadagnare o col lavoro delle proprie mani o coll’ingegno della propria testa”.

 


*Pubblicato sul Bollettino dell'Associazione Nazionale Docenti, settembre, 2008. Dal testo originario è stato tagliato qualche passaggio riferito a fatti relativi a questioni specifiche e aggiunta qualche piccola integrazione.


 

Dopo la chiamata diretta, prioritario ridefinire gli ambiti territoriali

 

In una nota inviata al ministro dell’Istruzione, il prof. Francesco Greco, Presidente dell’Associazione Nazionale Docenti chiede che si intervenga per modificare profondamente i cosiddetti “Ambiti Territoriali”.

“Salutiamo con favore–scrive il prof. Greco- il recente accordo sulla cancellazione della “chiamata diretta” che anticipa l’eliminazione legislativa di uno degli istituti più deleteri della legge 107/2015 e reindirizza la scuola verso i più consoni binari del rispetto dell’ordinamento costituzionale. Un intervento necessario verso il superamento delle aberrazioni prodotte dall’inveterata “buona scuola” e delle umiliazioni fatte patire ad un’intera categoria professionale.

Ministro un dirigente scolastico della “buona scuola”?

 

Una scelta sbagliata che indigna, si eviti il paradosso del coccodrillo* e si torni indietro

L’indiscrezione di questi giorni della probabile designazione di una docente della scuola alla carica di ministro dell’Istruzione, in caso di vittoria dei Cinque Stelle, aveva creato un clima di entusiasmo e di generale condivisione nel mondo della scuola.

Gli auguri dell'AND al ministro Marco Bussetti

 

 Lettera augurale dell'Associazione Nazionale Docenti al nuovo ministro dell'Istruzione Marco Bussetti

 

 

Ill.mo Dr. Marco Bussetti

Ministro dell'Istruzione, dell’Università e della Ricerca

 

Gent.le Ministro,

all’indomani della Sua nomina siamo rimasti colpiti dalle innumerevoli rivendicazioni avanzate, ed in alcuni casi urlate, dai tanti che ragionevolmente, dopo anni di attese vane, sperano, finalmente, dopo il risultato elettorale del 4 marzo 2018, a cui sicuramente hanno dato un contributo importante e decisivo, in un cambio di prospettiva politica nelle scelte fondamentali che interessano l’istruzione e la formazione nel nostro Paese.

Noi non ci uniremo al coro dei più, siamo certi che Lei abbia una conoscenza diretta dei molteplici problemi della scuola pubblica, dell’impoverimento che ha subito e degli attacchi che ha dovuto fronteggiare e che Lei sappia di dovervi porre rimedio.

Vorremmo, invece, rivolgerle un motivato augurio di buon inizio.

Le auguriamo di essere forte e saldo, poiché la scuola pubblica ha bisogno di una guida esperta e sicura e di una progettualità seria, che non sia quella della negazione della sua nobile finalità di formazione dell’individuo basata sul sapere e sul saper fare e non sul fare senza sapere;

Le auguriamo di essere probo, poiché la scuola pubblica ha bisogno di serietà ed i docenti di ritrovare la dignità del loro ruolo, troppo spesso svilito da provvedimenti vessatori e punitivi che, unitamente ad una vile campagna mediatica denigratoria, ne hanno screditato funzione e reputazione sociale;

Le auguriamo di saper interpretare il delicato compito di rappresentante della istituzione cui è preposto, con consapevolezza della nobiltà della funzione da svolgere e con spirito democratico, poiché in decenni di malgoverno la scuola è stata consegnata ad amministratori improvvisati, inidonei al delicato compito di gestione della cosa pubblica, incapaci di confronto, indisponibili all’ascolto, mentre il fondamento della democrazia è la partecipazione;

Le auguriamo, infine, di saper superare i vecchi schemi delle appartenenze, forieri di pregiudizi e di logiche fuorvianti, e di agire avendo come Stella Polare la Costituzione sulla quale solennemente ha prestato giuramento.

Siamo consci che il lavoro che l’attende è di lunga e non facile realizzazione, noi saremo pronti a fare la nostra parte, propositiva, di controllo, e auspichiamo, di proficua collaborazione.

Voglia, pertanto, gradire l’espressione sincera di questo nostro augurio e, in attesa di poterLa incontrare per rappresentarle le nostre proposte, anche le nostre più vive cordialità.

 

Il Presidente
Prof. Francesco Greco

 

Cinque Stelle, sulla scuola forse solo barzellette da campagna elettorale?

 

Legge 107/2015: chi può esserne il più accorto custode ed attuatore, in continuità con la sua esperienza di collaborazione con chi quella legge ha proposto?

Al fine di fugare ogni equivoco, per chiarezza di fronte agli elettori, il candidato premier dei 5 Stelle, Luigi Di Maio, oggi ha rilevato il nome: Salvatore Giuliano.

Image

SEDE LEGALE

AND, Viale degli Alimena, 61
87100 Cosenza
Tel. +39 0984645690 - 098427572

© 2021 AND. All Rights Reserved

Image
Policy Cookie

Questo sito utilizza dei cookie che ci aiutano ad offrirti un servizio migliore. Puoi prendere visione dell'informativa estesa sull'uso dei cookie o negare il consenso cliccando su "Leggi Informativa". Proseguendo la navigazione o cliccando su "Accetto" acconsenti all'uso dei cookie.