Didattica a Distanza un anno dopo, il caos

di Paolo Luciani

È trascorso ampiamente un anno da quando, a causa dello scoppio della Pandemia SARS-COVID19, gli studenti e i docenti della scuola italiana, e non solo, si sono ritrovati catapultati nella famigerata DAD, poi DID e ancora DDI.

C’è da dire che, considerando soprattutto le notevoli difficoltà che all’epoca si riscontravano nella maggior parte degli istituti scolastici riguardo al processo di digitalizzazione, la risposta degli operatori della scuola è stata inaspettata in quanto a capacità di adattamento e di riorganizzazione della didattica.

Ma a che punto siamo oggi rispetto a un anno fa?

Siamo indubbiamente partiti bene, ma abbiamo fatto altrettanto quest’anno progredendo?

Se guardiamo la situazione attuale, la confusione che tende ad aumentare anziché diminuire, forse dobbiamo pensare che non è stato così.

La sensazione comune è quella che invece di andare avanti si sono fatti passi indietro, ma soprattutto è scomparsa quella unità emozionale iniziale che produceva una reale collaborazione tra studenti, insegnanti, dirigenti, funzionari MIUR e ministero.

Sarebbe utile cercare di capirne le cause per aggiustare il tiro.

Probabilmente le motivazioni sono molteplici, ma tra queste due meritano la nostra attenzione.

  1. I tempi incerti
  2. La strumentalizzazione del mondo politico e non.

Nei primi mesi di isolamento, da marzo 2020, si è attivata la DAD per un primo periodo di 15 gg. A questa prima misura sono seguite a ruota altri 15 gg e poi altri 15 gg, e così fino a maggio inoltrato, quando finalmente si è escluso definitivamente il ritorno in presenza per l’anno scolastico 2019-2020.

Questa incertezza si è sommata a quella riguardante la modalità degli esami, sia per il primo sia per il secondo grado, che la, assolutamente non lungimirante, ministra di allora, Lucia Azzolina, ha fatto si che perdurasse fino a un mese prima delle prove previste.

A questa mancanza di lungimiranza si è affiancata una arroganza senza precedenti nelle relazioni sindacali, nelle relazioni con la politica, nelle relazioni con il mondo della scuola.

Durante la pausa estiva, certamente il Ministro non ha incrociato le braccia, anzi le vanno riconosciuti anche dei meriti, purtroppo ha poi prevalso il suo “lato capriccioso” che l’ha portata a naufragare nella sua ostinazione.

Non possiamo dimenticare, ad esempio, la vicenda dei famigerati “banchi a rotelle” di cui oggi possiamo tranquillamente tirare le somme per archiviarla tra le più sciocche e negative misure adottate tra le misure precauzionali della scuola. Infatti è cosa nota che nonostante tutte le preoccupazioni espresse da uomini e donne che la scuola la vivono, che sono state addirittura irrise e derise dall’allora ministro Azzolina, sono risultate invece tutte fondate, purtroppo, rilevandosi quei banchi a rotelle niente di più che una barzelletta.

Sarebbe bastato dialogare, ma del “non dialogo” il Ministro ne ha fatto uno stendardo, e questo atteggiamento di chiusura ha provocato innumerevoli errori.

Ma ritorniamo alla gestione della Didattica se in presenza o a distanza.

Appena ricominciata la scuola, a settembre 2020, dopo solo 15 giorni, è tornata a salire la curva dei contagi. Da qui è iniziata una battaglia tra virologi e politici, schierati su due fronti opposti che hanno scatenato una “pioggia di fuoco”, chi per partito preso, chi per non ammettere gli errori, chi per mettere in difficoltà il governo, chi per far cadere il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. In mezzo a questa “guerra”, fatta di squallida propaganda politica e di strumentalizzazione per interessi propri, in cui nessuno può ritenersi innocente, gli studenti, colpiti dal fuoco di entrambi gli schieramenti, sempre più confusi e sballottati sono stati letteralmente schiacciati dal “fuoco amico”. Si, perché ognuno combatteva la sua guerra per gl’interessi degli studenti. Veramente bizzarro, due gruppi che si combattono in nome della stesso ideale, e le uniche vittime sono quelli che entrambi si vantano di difendere.

Non ci può quindi stupire che la Didattica a Distanza ha avuto diverse conseguenze sia sul piano dell’apprendimento sia su quello psicologico ed emotivo.

Già di per sé le nuove metodologie didattiche hanno influito non poco sui processi cognitivi.

Ci sono state differenze significative dal punto di vista percettivo e propriocettivo, che riguardano la sfera dell’apprendimento individuale, e ancor più evidente, ci sono state con la DAD notevoli differenze relazionali.

La scuola si è ritrovata improvvisamente in un mondo altro, a dover inventare un nuovo modo di fare didattica, a utilizzare nuovi mezzi per insegnare o apprendere, in una rapidissima quanto inconsapevole trasformazione del rapporto insegnante-alunno, che nessuno ha saputo prevedere o pianificare, ciascuno improvvisando, creando quindi una molteplicità infinita di situazioni.

Fortunatamente, almeno in parte, gli studenti sono stati sostenuti attraverso lo stanziamento di corpose risorse per l’acquisto di Tablet e altri dispositivi indispensabili, colmando almeno parzialmente il divario che si sarebbe altrimenti aggravato tra le varie fasce sociali tra studenti.

Durante questo periodo emergenziale, così complesso per l’intero Paese, abbiamo assistito ad una vera e propria rivoluzione digitale del sistema scolastico, impensabile fino a un anno fa. E questo non può che essere considerato un elemento molto positivo.

Nonostante la scuola italiana fosse nella maggior parte dei casi in ritardo su competenze e strumenti digitali, la situazione di crisi ha dato un impulso decisivo per lo sviluppo di quelle conoscenze tecnologiche che oggi giocano un ruolo fondamentale nel mondo del lavoro e da questa angolazione l’emergenza si può trasformare in un’opportunità, se saputa cogliere.

Ma la strumentalizzazione politica ha di fatto azzerato questa e ogni altra possibile opportunità.

Di fronte a temi importantissimi quali nuove strategie didattiche, innovazione digitale, nuove frontiere per l’apprendimento, un processo di aggiornamento autentico per la Didattica Integrata e innumerevoli altri aspetti rilevanti, il dibattito si è invece completamente affievolito ed appiattito tra scuole aperte/scuole chiuse, argomento che già è sbagliato in se, poiché si dovrebbe semmai discorrere di didattica in presenza/didattica a distanza. Poi ci sono i dibattiti sul tema: “a chi lascio i figli/bonus baby sitter,” e così via discorrendo.

Il dibattito non si preoccupa di nessun argomento essenziale per il futuro di questa generazione di studenti, ma, per propaganda politica, ci si scontra sul campo a colpi di decreti, ordinanze, sentenze, ricorsi, tutte in nome dell’interesse degli alunni, ma di fatto tutti alleati per distruggerli.

Ci accorgeremo presto di quello che politici opportunisti, Governanti arroganti, genitori manipolati, e altre tifoserie da stadio, avranno prodotto nella sfera emotiva dei ragazzi.

Senza entrare nel merito di cosa sarebbe meglio fare, didatticamente parlando, di sicuro possiamo affermare cosa sarebbe stato meglio non fare: strumentalizzare.

In Calabria, per esempio, le scuole sono state riaperte due giorni per poi essere chiuse da una ordinanza, e dopo altri due giorni aperte da una sospensiva del TAR, e il giorno dopo richiuse da molti sindaci, e due giorni dopo da altri…

Un anno fa, quando si era stabilmente in modalità Didattica a Distanza, c’era la possibilità di seguire una logica educativa-didattica. In queste condizioni, sballottati dalle speculazioni politiche e non, nel dubbio perenne di ritrovarsi un giorno in presenza e il successivo a distanza, gli insegnanti sono costretti a fare i salti mortali nel tentativo di mantenere una parvenza di continuità didattica, ma gli alunni cominciano ad essere confusi ed esausti e perennemente sotto stress.

Non è la Pandemia ad aver provocato il maggior danno emotivo ai giovani studenti, ma queste misere diatribe.

Abbiamo assistito a un ministro dell’istruzione che ha strumentalizzato persino gli studenti.

Tutti ricordiamo il caso della studentessa Maya che con il tavolino e il portatile ha protestato davanti la scuola trasgredendo il DPCM. Il ministro poteva semplicemente stare al suo posto, ma si è spinto a elogiare e invogliare altri studenti a andare contro Legge, per cavalcare la protesta a fini politici. Tanto che la giovane Maya si rivolse a tutto il mondo politico con queste parole:

«Il ministro è dalla nostra parte ora aspettiamo che la sindaca Appendino, il presidente Cirio e gli assessori ai Trasporti facciano dei piani per permetterci di tornare in aula».

Il Ministro dalla parte di chi contesta il suo Governo. Ci sarebbe da ridere se non dovessimo piangere. Oggi non possiamo meravigliarci se la scuola è nel caos più totale, sono le conseguenze naturali di un comportamento deplorevole del mondo degli adulti, della politica in testa, e dei vari movimenti pro e contro.

Il mondo della scuola andrebbe lasciato fuori dai giochi degli adulti, proprio perché si tratta dei nostri figli, del futuro del nostro paese.