Giugno 20, 2021

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La scuola dell’infanzia, un’istituzione dello Stato

La scuola dell’infanzia statale è inserita negli istituti comprensivi e omnicomprensivi assieme alla scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado. Costituisce elemento fondamentale in quanto portatrice di competenze ed abilità utili al miglioramento del livello dei prerequisiti di accesso alla scuola primaria. Le prove Invalsi svolte nelle classi II primaria evidenziano negli alunni ricchezza di competenze linguistiche, logiche e meta cognitive acquisite senza ombra di dubbio nel percorso formativo 3 - 6 anni attuato nell’ottica del curricolo continuo, verticale, nettamente superiori a bambini che non hanno frequentato la scuola dell’infanzia STATALE .

La “Buona Scuola”: revisione delle classi di concorso, una scorciatoia pericolosa

Lo scorso luglio, il Consiglio dei Ministri ha avviato l’esame del Regolamento di revisione delle classi di concorso, primo passo per poter avviare una nuova selezione di docenti per le scuole secondarie di I e di II grado. Non è previsto il parere del Consiglio Universitario Nazionale e, con una deroga discutibile, nemmeno quello del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione (CNPI), che invece sarebbe richiesto dalla normativa. Eppure, basta una rapida occhiata alla versione informalmente circolata dello schema di regolamento, per individuare macroscopiche incongruenze, sviste e/o ingenuità. È senz’altro apprezzabile che il Governo intenda risolvere una vicenda aperta ormai da troppo tempo, ma per nulla condivisibile che proceda in totale autonomia, rinunciando ad acquisire i necessari pareri e imboccando così una pericolosa scorciatoia ricca di incognite.

La "buona scuola", il Parlamento si riappropri delle sue prerogative

 

 

 

 

Il più grande ricatto della nostra storia repubblicana

Sono terminate sabato in Parlamento le audizioni delle Commissioni riunte sul DDL denominato “La buona scuola”. Sono stati ascoltati sindacati, associazioni, alunni e gruppi Facebook.

Ciò che è emerso chiaramente in queste lunghe giornate è stata la grande omogeneità degli interventi nel denunciare l’inquietudine per il contenuto, ma anche per il non-contenuto, del disegno di Legge per la riforma dell’istruzione.

Osservatori e somministratori Invalsi ridotti a copisti e amanuensi digitali

Che il sistema delle prove Invalsi, da anni al centro di molteplici e precise critiche di merito, fosse da rivedere radicalmente se non addirittura da abolire a causa della dubbia utilità nell'ambito del sistema di istruzione italiana, adesso sembra essere certificato a seguito della decisa azione di boicottaggio messa in atto dagli alunni e dai loro genitori dei vari livelli di scuola. Anche se siamo in presenza di dati non definitivi, il tam tam delle notizie provenienti dalle diverse istituzioni scolastiche, parla di prove praticamente saltate a causa dell’assenza in massa degli alunni o effettuate soltanto da pochi intimi, il che non cambia la sostanza del risultato.

L'allarme democrazia di Francesco Greco. "Pane in cambio di libertà".

Da “Preside sceriffo” a “Preside sindaco” o “padrone”, non si risparmiano i paragoni per niente metaforici per rendere l’idea dello scenario della scuola italiana dell’immediato futuro delineato dal disegno di legge del Governo Renzi, “Disposizioni in materia di autonomia scolastica, offerta formativa, assunzioni e formazione del personale docente, dirigenza scolastica, edilizia scolastica e semplificazione amministrativa”. È l’articolo 7 a declinare le competenze di questa nuova figura di super dirigente scolastico, fra le quali vi è innanzitutto l’attribuzione degli incarichi ai docenti secondo criteri a dir poco discrezionali, attingendo ad un albo territoriale, per una durata triennale e secondo il fabbisogno stabilito dal piano preliminarmente elaborato per lo stesso periodo.

La grande lezione della buona scuola italiana. Arriverà finalmente la buona politica?

Lo sciopero della scuola di martedì 5 maggio 2015 è stato davvero un evento storico, non solo per i numeri delle adesioni, ovunque oltre l’80% e il 90% di docenti e personale ata, con punte del 100% e conseguente completa chiusura delle scuole, ma anche e soprattutto per la saldatura ed unità di intenti registratisi fra dipendenti dell’amministrazione scolastica, studenti e genitori. Una novità di assoluta rilevanza che ha clamorosamente smentito lo snobismo e le battute di dubbio gusto pronunciate da esponenti del governo e dallo stesso presidente del consiglio nei giorni successivi la proclamazione dello sciopero nazionale.

Decreto o disegno di legge, è ormai il tempo delle decisioni. "Qui si parrà la 'vostra' nobilitate".

Dopo l’improvviso, ma non tanto inatteso stop alla presentazione del decreto nel Consiglio dei Ministri del 3 marzo scorso, e la decisione di convertirlo in Disegno di Legge da presentare in Parlamento, è stato tutto un pullulare di reazioni ed interpretazioni sulle reali intenzioni dell’Esecutivo Renzi rispetto alla tanto annunciata e attesa riforma della scuola. Accantonata l’ipotesi “nobile” di un richiamo del nuovo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ad evitare di proseguire con la cattiva pratica della decretazione d’urgenza e chiamare deputati e senatori a prendere parte attivamente a decisioni così importanti e decisive per l’Italia, cominciano ad emergere letture più allarmistiche, riferite a possibili revisioni del contingente da assumere a partire dal nuovo anno scolastico, come solennemente promesso.

Il cinque maggio 2015 giornata di festa di libertà e democrazia, per la scuola pubblica

Le altissime adesioni allo sciopero unitario delle organizzazioni di categoria contro il DDL di riforma della scuola in discussione nelle commissioni parlamentari, rappresenta un fatto di grande rilevanza politica, sociale e culturale, un’assoluta novità per quanto riguarda la storia recente della scuola italiana. Per esperienza personale e dalle testimonianze dirette di tanti amici che hanno trascorso buona parte della loro vita lavorativa nel mondo della scuola, si può tranquillamente affermare che non si era infatti mai verificato che la quasi totalità dei docenti di moltissime scuole avesse aderito, informando preventivamente il preside (fatto peraltro assolutamente non dovuto).

Una scuola e una cultura laica al centro di ogni sfida contro la barbarie integralista ed oscurantista

 

 

 

 

La decisione delle più alte cariche della Repubblica francese di porre la scuola di ogni ordine e grado al centro della grande mobilitazione contro la barbarie terroristica e per formare i cittadini, in nome della vera laicità e in difesa dei valori fondanti dello Stato democratico, sollecita una riflessione seria e matura anche da noi in Italia, su alcuni concetti semplici ma essenziali, sul senso di essere e sentirsi comunità locale e nazionale, portatrice e depositaria di valori etici, civili e culturali. A cominciare proprio dalla laicità come stile di vita e non come slogan o, peggio, come una sorta di religione.

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