Giugno 20, 2021

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Tante ragioni per mobilitarsi nella battaglia referendaria per la scuola pubblica e democratica

I dati statistici disegnano ancora una volta (qualora ce ne fosse stato bisogno) un quadro impietoso della situazione della scuola italiana, ancora più inquietante se si mette a confronto con gli altri paesi dell’Unione Europea. Ma nonostante questo, le scelte del governo sembrano esprimere in modo sempre più marcato un neanche tanto malcelato ostracismo nei confronti dei docenti. La discussione sviluppata nel corso degli ultimi mesi e la scelta di proporre un referendum abrogativo di parti importanti della Legge 107/2015, conferma l’urgenza di intensificare la mobilitazione in tutta Italia per consentire di rilanciare davvero la Scuola pubblica e democratica, facendola uscire dalla pericolosa china in cui è stata condotta da politiche dissennate.

Esclusioni dal concorso, purtroppo continua a piovere sul bagnato

 

 

 

 

 

Scaduti i termini per la presentazione delle domande di partecipazione al concorso per titoli ed esami per posti di insegnamento nella scuola statale, si aprono quelli del contenzioso per quanti a vario titolo si ritengono ingiustamente esclusi.

D’altronde, non può negarsi la legittima aspettativa di tanti docenti non abilitati che già da anni insegnano nella scuola e che si aspettavano una selezione che altro limite non avrebbe dovuto avere se non il possesso di un titolo di studio valido per l’accesso agli specifici insegnamenti.

Tanto dicasi anche per i docenti di ruolo che avrebbero voluto partecipare anche per migliorare la propria situazione professionale.

Il referendum sulla legge 107/2015. Una grande battaglia di civiltà e democrazia alla quale nessuno dovrà sottrarsi

 

 

La presentazione all’esame della Corte di Cassazione dei quesiti referendari abrogativi di alcune delle parti più controverse della Legge 107/2015 di riforma della Scuola italiana, rappresenta un importantissimo traguardo, ma allo stesso tempo un nuovo punto di partenza sia sotto il profilo culturale che politico.

Si conclude, infatti, una fase di intenso confronto che ha coinvolto non solo il mondo della scuola italiana, ma anche personalità della società civile, della cultura ed eminenti costituzionalisti che hanno esaminato in tutte le sue parti la legge voluta dal governo Renzi ed imposta al Parlamento con l’ennesimo voto di fiducia.

C’era una volta un Ministero della Pubblica Istruzione…

…e c’erano anche gli ispettori, alias dirigenti tecnici. Ora, con questa deriva verso la privatizzazione della scuola pubblica, anche gli ispettori cambiano casacca, pardon… per ora solo criteri di assunzione, ruolo e funzione! Cheddiocelamandibbuona!

Quattro quesiti referendari contro la legge 107 e la “cattiva scuola”

 

 

 

 

 

La straordinaria mobilitazione della scorsa primavera ha espresso forse la più forte conflittualità contro le politiche neoliberiste del governo Renzi, con il 70% di scioperanti il 5 maggio, il boicottaggio del 25% dei quiz Invalsi e lo sciopero degli scrutini. L’obiettivo centrale era il ritiro del ddl sulla Buona Scuola, in quanto inemendabile, e lo stralcio delle assunzioni dei precari con un decreto legge.

Una grande farsa annunciata. La promessa di flessibilità pensionistica a “costo zero”

 

 

 

Dopo il cavallo di Troia del “tutto contributivo” dell’opzione donna, entrato con l’inganno soprattutto nella scuola, dove maggiore è la presenza al femminile, chi spera in una revisione delle famigerata legge Fornero, è costretto a vivere di tante promesse sin dall'inizio della sua applicazione e niente fatti.

La distruzione dell’Università e le ragioni di chi si oppone

Lo stato di crisi estrema dell’Università italiana di inizi 2016 probabilmente dipende dall’estrema difficoltà tecnica e politica di realizzare un disegno ancora occulto nel 2009, del tutto palese oggi: differenziare le sedi in research e teaching. Questo modello può realizzarsi solo facendo uscire l’Università “dal perimetro della pubblica amministrazione”.  Percorso politicamente difficile. Meglio portare a lenta agonia le sedi che si intende chiudere – e che verranno chiuse con la nobile motivazione che la VQR ha stabilito che sono poco produttive. Ma se un numero crescente di docenti si rifiuta di partecipare alla VQR anche questa via diventerà difficile da percorrere.

Concorso ordinario, ancora valutazioni per insegnanti già valutati

Sembra che con queste parole chiave il Ministro Giannini abbia “presentato” il prossimo Concorso a cattedra che, sembra sempre, costerà alla collettività ben cinque milioni di euro, per sostenere le spese preliminari.

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