Giugno 20, 2021

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Promozione della cultura umanistica e Made in Italy. Occorre qualche chiarimento.

Lo “Schema di decreto legislativo recante norme sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della creatività (Atto n. 382), sembra caratterizzarsi per una sequela generica di buone e nobili intenzioni, tutte sottoscrivibili in linea di principio ma che, tuttavia, andranno inesorabilmente a scontrarsi con i problemi di natura finanziaria e con l’assenza di risorse che da sempre penalizza il mondo della scuola e della scuola pubblica in particolare. Non si possono leggere in modo diverso alcuni testi di riferimento della bozza di decreto che citiamo a titolo di esempio:

Inclusione scolastica degli studenti con disabilità, evoluzione qualitativa o involuzione?

 

 

 

 

Di Davide Capobianco

 

Lo schema di decreto legislativo recante norme per la promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità, (articolo 1, commi 180, 181, lettera c, e 182 della legge 13 luglio 2015, n. 107), detta all’art. 1, commi 1, 2, 3, i principi e le finalità del decreto legislativo rimarcando il termine “inclusione”. A mio avviso, il termine inclusione indica un’attività meramente di inserimento, quindi, riduttivo rispetto al termine integrazione.

Un lucido attacco alla libertà d’insegnamento: sul piano di formazione obbligatoria dei docenti italiani

Articolo tratto da ROARS

Di Giovanni Carosotti 28 ottobre 2016 ore 13:15

Il documento pubblicato dal MIUR il 3 ottobre scorso[i], intitolato «Piano per la Formazione dei Docenti 2016 2019», finalizzato a rendere la formazione un diritto-dovere, ovvero un’attività obbligatoria per qualsiasi insegnante, rappresenta sicuramente l’atto finale –o comunque il più significativo- riguardo la volontà di concretizzare in tempi rapidi quanto previsto dalla Legge 107; e di rendere allo stesso tempo irreversibile tale mutamento.

Dopo la riforma della Costituzione è tempo di togliere di mezzo la legge 107/2015

 

 

 

 

Pio G. Sangiovanni

 

 

 

La firma dell’accordo quadro del 30 dicembre 2016 fra il Governo e i sindacati che apriva la strada al rinnovo del contratto dei lavoratori della PA, scuola inclusa, scaduto ormai dal 2009, aveva avviato una discussione di merito molto articolata e piena di riserve sulla sua effettiva applicabilità, alla luce delle limitate risorse economiche disponibili. Tuttavia erano stati in molti a sottolineare l’innegabile valore positivo del passo compiuto che recuperava, di fatto, il metodo ed una nuova stagione della concertazione fra esecutivo e parti sociali. Adesso, con l’esito del voto referendario che ha travolto il governo e il Presidente del consiglio il quale, prima ancora che fossero resi noti gli exit poll, aveva già convocato una conferenza stampa nottetempo durante la quale ha preso atto della sconfitta e comunicato la fine dell’esperienza di governo con l’annuncio di immediate dimissioni nelle mani del Capo dello Stato Mattarella.

Una decisione inevitabile che ha aperto una crisi di governo proprio nel momento in cui giungeva alle battute conclusive l’iter parlamentare di approvazione della legge di stabilità con tutti i provvedimenti connessi.

Ed è proprio su queste questioni che si concentra l’attenzione delle parti interessate, a cominciare dal mondo del lavoro e dei lavoratori della scuola. I problemi sul tappeto sono quelli posti da sempre dalle centinaia di migliaia di docenti che hanno cercato con tutti i mezzi legittimi di ostacolare fin dall’inizio la legge 107/2015, della cosiddetta “Buona scuola”, mettendone in evidenza gli elementi profondamente sconvolgenti di tutto l’impianto della scuola pubblica e democratica, così come era stata concepita dalla Carta costituzionale. Appelli, iniziative e ogni tipo di azione era stata posta in essere al fine di ricondurre il processo di riforma nel giusto solco di quei principi di equità, libertà di insegnamento e rispetto della dignità del personale che quotidianamente opera nel mondo della scuola con passione, spirito di sacrificio e grande senso di responsabilità.

Purtroppo le cose sono andate per come tutti sappiamo, ma finalmente i nodi sono giunti al pettine con il referendum costituzionale che ha sonoramente bocciato una proposta di riforma della Carta costituzionale assolutamente inaccettabile e malfatta. La lezione che se ne trae è che quando si tocca la Costituzione della Repubblica italiana, si tocca un nervo scoperto degli italiani; la Costituzione va innanzitutto rispettata. Questa è la conclusione più semplice e logica che si trae, al di là dei tanti che in vario modo si sono dichiarati vincitori.

La nuova fase politica che si apre è all’insegna delle incertezze e sicuramente farà saltare le modifiche alla Legge di bilancio che riguardavano anche la scuola. Tuttavia a questo punto ciò che più conta è che al nuovo Esecutivo e ai futuri candidati al governo del Paese si chieda e si pretenda di togliere di mezzo la Legge 107 che ha avuto il tragico merito di avvelenare i rapporti nel mondo della scuola creando ingiustizie, precarietà e incertezze senza fine.

Pio G. Sangiovanni

Il bonus della discordia e il malinteso concetto di "premialità" nella scuola

La scuola al centro della società, laboratorio permanente di formazione delle generazioni del futuro, luogo di scoperta e sperimentazione dei valori di libertà e democrazia, tollerante, accogliente, inclusiva, solidale con il diverso e il bisognoso o meno fortunato, … Un elenco infinito di valori e contenuti sostanziali di cui la scuola italiana si è nutrita e che purtroppo rischiano fatalmente di diventare soltanto una sequela di buone intenzioni, svuotate di ogni sostanza in nome di un astratto e sommario principio di efficientismo burocratico e formalista.

Ministro dixit, soglia dignitosa stipendio docenti almeno di 2.000 euro al mese

Era il 12 maggio 2014, quando la ministra dell’istruzione Stefania Giannini, affermò che lo stipendio degli insegnanti, in Italia, era “una vergogna”. E aggiunse che sarebbe stato portato "almeno alla soglia dignitosa dei 2.000 euro mensili”.

Completando, a proposito della “soglia dignitosa”, con un “credo sia il minimo”. Ovviamente, stipendio mensile netto più tredicesima mensilità. “Soglia” sta a significare primo stipendio corrisposto al/alla docente il primo mese dopo l’assunzione in servizio. Quindi, uno stipendio che cresce (sette le classi stipendiali, passate a sei fasce stipendiali essendo state inglobate in un’unica fascia di otto anni le due precedenti classi, rispettivamente, di due e di sei anni).

Flessibilità e materie affini, cosi si controllano anche i docenti

La parola chiave nell’azione del Governo è “flessibilità”. Sino a qualche decennio fa tale termine era considerato blasfemo nell’ambito del mondo del lavoro e i politici italiani erano attenti a non utilizzarlo, se non altro per non suscitare reazione prevedibili.

Era il tempo in cui la legge cercava di orientarsi alla legalità costituzionale e il liberismo economico era visto come un pericolo per le società democratiche.

Docenti e Ata non si candidano per il Consiglio d’istituto. Sarà commissariata la scuola?

 

 

 

 

In una scuola secondaria superiore di un Comune della provincia di Catania, nessuno dei docenti e del personale ata (complessivamente un centinaio) si è candidato alle elezioni per il rinnovo del Consiglio d’istituto, triennio 2016-2019. Di fatto, sempre che i quattro rappresentanti dei genitori degli alunni e i quattro rappresentanti degli studenti che saranno eletti accetteranno di far parte del Consiglio d’istituto, i componenti, compreso il dirigente scolastico, membro di diritto, saranno nove, in un Consiglio che è composto complessivamente da diciannove componenti. Sarebbe come un Consiglio comunale di quaranta persone nel quale i consiglieri sono soltanto diciannove.

“La Buona Scuola” e il crollo del buonsenso

 

 

 

 

Pubblichiamo anche noi questo articolo di Giorgio Israel, sperando che sulle questioni che tratta ci possa essere il più ampio dibattito.

 

DA OGGI I MIEI INTERVENTI SULLA STAMPA SONO FINITI

Di , articolo tratto da ROARS

Questo articolo doveva essere pubblicato da giorni sul quotidiano di cui “ero” editorialista, e di giorno in giorno è stato rinviato, fino a che oggi rappresenta l’estremo limite perché non diventi obsoleto. Lo propongo qui in una versione un po’ espansa.

In cambio, al suo posto, è stato pubblicato un articolo-appello a non scioperare che imputa allo sciopero il rigetto del tema del MERITO – insomma una predica sull’importanza del merito. Il “bello” è che l’autore della predica è persona che ha millantato due lauree e un master di economia mai conseguiti, e altre titoli di “merito” inesistenti. Se, per fare una predica sul merito, si ha bisogno di rivolgersi a una simile “autorità” vuol dire che il grado di insensibilità etica ha raggiunto livelli impensabili.

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